Si chiama “Grow the world”, ad indicare la sfida di far crescere, coltivare e far maturare uomini migliori e nuovi talenti per il futuro: un futuro innovativo, aperto al cambiamento in chiave solidale, in un mondo che per vivere non può che guardare alla sostenibilità, nel senso più ampio del termine.

“Grow the world” è il nome con cui l’istituto Marcelline Tommaseo – scuola paritaria cattolica milanese dalla forte vivacità culturale, comprendente un istituto comprensivo, tre licei e un istituto tecnico economico – attualizza il suo progetto di scuola sostenibile: la prima in Italia a progettare la didattica in modo integrale secondo la prospettiva dello sviluppo sostenibile. Un’espressione forse spesso “abusata”, che qui si vuole tradurre in formazione del pensiero e delle coscienze.

Questo vero e proprio nuovo modello di istruzione nasce per attualizzare le linee guida dell’Agenda 2030 dell’ONU (programma d’azione per la prosperità del Pianeta in chiave sostenibile, in 17 goals) e i contenuti dell’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco, nella quale Bergoglio incita a costruire un nuovo umanesimo: entrambi i documenti puntano sul concetto di “fare bella la creatura e bello il contesto in cui vive” e il nostro MIUR è stato fra i primi in Europa a recepire queste indicazioni delle Nazioni Unite con il progetto “Facciamo goal, trasformare il nostro mondo”.

Non è un caso, quindi, che la presentazione ufficiale di questa “nascita” a livello formativo abbia visto la presenza – lo scorso 19 gennaio presso l’Istituto di Piazza Tommaseo – proprio delle istituzioni coinvolte in tale Agenda: l’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), il MIUR, il Comune di Milano. Oltre che, naturalmente, alunni e rispettivi genitori. Ma come si traduce l’idea di una Scuola dello Sviluppo Sostenibile?

In un nuovo modo di “fare e vivere la scuola”, in cui le conoscenze vengono sempre contestualizzate e collocate in un insieme unico. È possibile farlo applicando metodi didattici che vadano a cogliere le mutue relazioni e le influenze reciproche tra le parti e il tutto in un mondo complesso. In questo modo si stimola il superamento della conoscenza frammentata e fine a se stessa che rende spesso incapaci di effettuare il legame tra le parti e la totalità. «Noi crediamo che questa sia la chiave per dare ai nostri allievi le competenze per operare le scelte necessarie al bene e al vero progresso dell’umanità ed essere così parte attiva del loro futuro», affermano dall’istituto, in una sorta di dichiarazione di intenti.

In concreto, sul piano didattico, sono state individuate sei macro-aree a cui faranno riferimento le discipline e la progettazione educativa di tutti i corsi di studi presenti alle Marcelline per ordine e grado, delineando un nuovo paradigma di progettazione verticale: riconoscibile non più solo nello stile educativo, ma anche nella ricerca di un approccio disciplinare comune. Care For Creation, Human Being, Languages & Cultures, New Ecopnomies & Jobs, Arts & Aestethic, Sport: tutta la didattica farà quindi riferimento a queste sei macro-aree, attraverso le quali si “filtreranno” tutte le materie tradizionali, che continueranno naturalmente a essere in programma evidenziando però la rilevanza pratica di ciascuna di esse in relazione al mondo che ci circonda.

A livello gestionale si punta invece a fare rete intorno all’educazione: è in questo senso che è nata una collaborazione con l’Università Statale e con il Politecnico, oltre appunto checon ASVIS, ma anche l’azienda Saint-Gobain, che produce e distribuisce nuove generazioni di materiali per l’edilizia sostenibile e il comfort abitativo. Virtualmente il modello è già in pratica, con alcuni laboratori “test” di sperimentazione in chiave sostenibile, mentre entrerà effettivamente in vigore dal prossimo anno scolastico, 2018-2019.

La Scuola dello Sviluppo Sostenibile trova già concreta applicazione, ad esempio, attraverso il service learning, un modo di fare scuola che, presso l’Istituto Marcelline, si sta costruendo con il corpo docente e con i ragazzi. «Una teoria didattica che parte da una domanda suscitata dai ragazzi stessi circa la risoluzione di problemi concreti: una domanda che diventa vita quotidiana, perché tutti diventiamo responsabili prima di tutto dell’ambiente nel quale viviamo, che è la scuola, ma poi del quartiere, della nostra famiglia e poi… chissà fin dove arriverà questa modalità», ha raccontato la preside dell’Istituto Comprensivo Marcelline, Monica Ceroni, ai microfoni di Radio Marconi.

Così (e ci si ricollega alla prima delle macro-aree del nuovo metodo di scuola, Care For Creation) si parte con un atteggiamento comune a tutti i gradi di istruzione predisposto ad esempio all’impegno nella raccolta differenziata, a tenere in ordine la propria classe, a cercare di non sprecare cibo, acqua, luce e riscaldamento (evitando di tenere ad esempio le finestre aperte a lungo se è acceso il riscaldamento); a non camminare sulle aiuole e a non strappare fogli e fiori; a non gettare rifiuti per terra, nei fiumi, nel mare; per terminare con il prediligere, quando è possibile, una buona camminata o la bici al posto della corsa in auto con i genitori.

Filippo Nardozza (Sonda.life) -ilmegafono.org