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Il clan Spada in manette: adesso chi comanderà a Ostia?

Il clan Spada in manette: adesso chi comanderà a Ostia?

Il 25 gennaio 2018, tramite un’operazione denominata “Eclissi”, sono scattate le manette per 32 affiliati al clan Spada, tra cui anche il boss Carmine Spada, detto “Romoletto”. La famiglia di etnia rom, giunta a Roma dall’Abruzzo alla fine degli anni ‘60, sarebbe entrata a far parte della gestione del malaffare ostiense da almeno dieci anni. Per la precisione, risale al 2008 la suddivisione del litorale che sarebbe avvenuta alla presenza di Michele Senese, noto boss di Roma Est, e che di fatto avrebbe assegnato il controllo di Ostia alle tre famiglie dominanti della zona: i Triassi, gli Spada e i Fasciani.

Ai primi sarebbe spettato il traffico delle scommesse clandestine e delle armi, i secondi avrebbero invece gestito le piazze di spaccio di droghe leggere e il racket, mentre alla cosca più forte sarebbe stata riservata la gestione delle coste e il controllo esclusivo del traffico e dello spaccio della cocaina. L’equilibrio così imposto è durato poco, visto che queste famiglie hanno presto cominciato una guerra senza quartiere che è andata avanti per molti anni. Inizialmente, il clan guidato da Romoletto si sarebbe affiancato ai Fasciani nella faida contro i Triassi, riuscendo ad estromettere questi ultimi dal giro delle scommesse clandestine e riducendo sensibilmente anche il loro potere nella gestione del traffico d’armi.

Era il 2010 e i Fasciani erano considerati i re di Ostia, con gli Spada come cani da guardia. In seguito, le due famiglie si sarebbero divise, iniziando a scannarsi tra loro, senza esclusione di colpi. Purtroppo, a pagare il conto salatissimo di queste guerre, per tutti questi anni, sono stati i cittadini di Ostia, che hanno visto la loro bella città diventare lentamente una discarica abusiva di delinquenti. Con le operazioni “Nuova Alba” e “Tramonto”, tra il luglio 2013 e il marzo 2014, si segnò la fine dell’era dei Fasciani, i cui capi vennero arrestati insieme a ciò che rimaneva del clan Triassi. Questi arresti crearono un vuoto di potere in molte attività gestite dalle famiglie arrestate, che a quanto pare venne immediatamente colmato dall’ambizioso clan Spada, impaziente di aumentare la propria influenza sulla città.

Le scelte successive degli Spada sono di attualità, con l’endorsement fascista a CasaPound, partito di estrema destra che, alle elezioni amministrative dell’anno scorso, ha ottenuto il 9% nel X Municipio. Un risultato sensazionale che, dagli avversari politici di CasaPound, è stato considerato il frutto dell’influenza del clan Spada anche sulla comunità della zona. L’operazione “Eclissi” ha avuto il merito di fermare questa ascesa forsennata, ma di certo non risolve il problema del vuoto di potere lasciato dagli Spada. La domanda da porsi è molto semplice: chi prenderà il controllo della città adesso?

Per anni Ostia è stata gestita da associazioni di criminali, soprattutto perché dimenticata dalle amministrazioni nazionali e locali. Ogni volta che c’erano degli arresti, si puntava il dito contro un’altra famiglia pronta a prendere il controllo. Oggi c’è la grande opportunità per lo Stato, ma soprattutto per i cittadini onesti di Ostia, di riprendere il controllo della propria casa. La storia italiana ci insegna che, quando la mafia è presente da anni in un territorio, finisce per radicarsi nella cultura di un luogo, diventando l’unica fonte di sopravvivenza per frange di popolazione dimenticate dalle amministrazioni, in diversi casi conniventi con i mafiosi stessi.

Purtroppo questo, almeno in parte, è successo anche a Ostia, dove alcuni cittadini, ad esempio, hanno serrato le finestre delle case per qualche giorno, in segno di rispetto per la famiglia Spada, decimata da questa massiccia operazione di polizia. Insomma, c’è una parte della popolazione che considera la mafia come un male necessario per la sopravvivenza, anche se non c’è nulla di più sbagliato. Estirpare la criminalità organizzata, dunque, vuol dire cancellarla anche dalle amministrazioni, ma per riuscirci c’è bisogno di educare tutta la popolazione al rifiuto delle associazioni a delinquere e dei loro sistemi di controllo del territorio.

Va chiarito che le persone devono essere messe nelle condizioni di fare le scelte giuste e le amministrazioni devono garantire ai propri cittadini la possibilità di accedere quantomeno ai bisogni primari e garantire controllo e tutela. Fin tanto che questo non avverrà, ci sarà sempre un altro clan che sarà pronto ad usare quella sofferenza o la meschinità o la paura della gente per prendere il controllo della zona. Per far uscire la mafia da un posto, deve entrarci lo Stato. Pienamente.

Vincenzo Verde -ilmegafono.org

Autore

Vincenzo Verde

Ho 25 anni, sono nato in Campania, ho studiato a Milano e ho lavorato all’estero. Cerco di guardare la realtà da più prospettive per pormi le domande giuste. Fin da piccolo sono stato appassionato di legalità e giustizia, oltre che di politica. Sono un ottimo cuoco e un tifoso accanito di calcio. La mia età e la mia testardaggine mi impongono un solo monito: cambiare le cose è possibile. Il Megafono è lo strumento giusto per far sentire la mia voce.

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