Anticipato dal primo singolo, Nel buio, è appena uscito “Palude”, il secondo album degli Zagreb, promosso e distribuito da Alka record label. Gli Zagreb sono un gruppo rock veneto, formato nel 2014 da quattro musicisti con alle spalle una lunga e variegata esperienza. Dopo il loro più che positivo esordio discografico, avvenuto nel 2015, ed un intenso e avvincente tour, questi quattro bravi ed esperti musicisti ci riprovano adesso con un album dal concept molto profondo e complesso.

Il rock è naturalmente il genere predominante e lo si vede già in apertura, proprio con il singolo estratto Nel buio (che abbiamo ascoltato nell’ultima puntata di “The Independence Play”, di cui gli Zagreb sono stati ospiti). Il brano è un intenso canto d’amore tormentato che riesce, con una sola frase, a segnare il passaggio dalla disperazione (“Ho camminato per giorni nel buio, ho camminato senza più il pensiero di te”) alla rinascita (“oggi il finale è la festa più bella che c’è dentro di me”). Di amore si parla anche nella seconda traccia, Vero amore, che comincia con un sound più duro, con la batteria che esplode e i riff distorti di chitarra ad accompagnare un cantato frenetico e incalzante che, con la collaborazione dei cori, ci invita a “crederci un po’ di più”.

Il refrain iniziale è travolgente, ma si spezza all’improvviso per virare su un impianto sonoro più pop, per poi ritornare sporco e acido e farci nuovamente battere il tempo. L’amore, che in questo album occupa un posto non marginale, viene raccontato in tutte le sue sfumature, sempre immerso dentro la vita di ogni giorno, dentro le esperienze reali, le delusioni, le vertigini o quella rabbia che, ad esempio, ti fa pentire di aver seguito qualcuno, inutilmente, in una città in cui ti ritrovi nudo e con “l’inverno addosso” (come cantano in Berlino).

Nelle loro canzoni, gli Zagreb danno dunque spazio alla realtà attuale, a tutto quello che quotidianamente viviamo in una società in cui le nostre difficoltà, i nostri fantasmi diventano un “problema sociale” (come appunto nel brano Problema sociale) e ci spingono a chiederci disperatamente, in maniera ossessiva e struggente, di trovare un senso a quello che ci circonda e accade intorno a noi. Il loro rock è purissimo, giocato in maniera impeccabile, con un’ottima alchimia fra gli strumenti che si alternano e la voce matura e potente, ma che sa anche essere dolce e struggente. Un’alchimia che risulta bellissima in Acme, traccia dalla chiara impronta indie, in cui il piano iniziale lascia spazio a chitarre feroci e malinconiche che esaltano il tono graffiante della voce che, tra inquietudine e amarezza, sputa rabbiosamente contro il domani.

Con Cerebrale, invece, il rock accoglie sfumature più elettroniche, con synth e distorsioni che si muovono attorno alla voce e alla presenza cospicua dei cori. L’atmosfera intima si spezza nella penultima traccia, Presidente, che è un inno arrabbiato contro il potere che “tappa le bocche”, “controlla e promette”, “calpesta e ferisce, mentre la gente a fatica resiste”. In chiusura del disco, infine, si torna a parole e suoni più introspettivi: Anestesia è una ballata rock avvolgente, dove l’elettronica degli effetti è una leggera carezza su note e parole piene di umanità e poesia, che sanno di vita vissuta.

Questo album è un concentrato di pensieri ed emozioni che partono da dentro e, attraverso la musica, si affacciano sul mondo, senza sprecarsi in parole vacue e concetti comuni. Gli Zagreb sono arrabbiati il giusto, ma questa rabbia non li logora, perché nasce dal profondo, dalla malinconia sporca dell’esperienza, dalla consapevolezza di essere parte di un mondo nel quale le idee migliori e più nuove devono lottare costantemente per uscire dalla palude che le imprigiona.

Tutto questo si mescola amabilmente in un rock elegante che regala inattesi cambi di ritmo e non disdegna di accogliere anche sonorità diverse, ma che rimane protagonista assoluto nel descrivere le atmosfere intime e spesso anche cupe di un album che, però, non risulta mai asfissiante o nichilista, ma anzi è apertamente realista e ha il sapore di una sfida. Sfida che chi ascolta può scegliere di accettare o meno. A seconda che in questa palude ci voglia restare imbrigliato oppure no. Di sicuro rimarrà coinvolto da ogni traccia di un album che si fa ascoltare, appassiona e non annoia mai.

Redazione Musica -ilmegafono.org

La copertina dell’album “Palude”.