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Nell’Italia delle disuguaglianze, dov’è finita la vera Sinistra?

Nell’Italia delle disuguaglianze, dov’è finita la vera Sinistra?

Un cruccio continua ad assalirci quando si parla di sinistra politica. Comprendere, oggi, cosa voglia dire essere di sinistra e soprattutto quali proposte politiche si rifanno a tale sensibilità. Banale? Sicuramente, ma la risposta non lo è più di tanto. Il mondo è radicalmente cambiato da quando ci si divideva tra stalinisti, leninisti, maoisti, trozkisti, sbandierando più o meno consapevolmente una soluzione politica per una lotta di classe, una rivoluzione, un cambiamento interno alle istituzioni.

Senza voler fare un’esegesi della storia politica della sinistra italiana (mancherebbero competenze e tempo), occorre rilevare che qualcosa è cambiato, il mondo è cambiato, ma a sinistra sono forse mancati gli strumenti per comprenderlo. Ci si ritrova quindi a portare avanti le proprie idee senza riferimenti fattuali, scostandosi spesso dalla realtà. In altre parole, nei discorsi di questi anni, nelle campagne elettorali, si è persa incisività. Se, come pare sempre più vero, il PD è un partito di centro, i sondaggi e i risultati politici mostrano un Paese che ha spostato il suo baricentro fortemente a destra.

Ma allora sono spariti i disoccupati, i giovani, i precari, i lavoratori sfruttabili e sfruttati? No, hanno solo cambiato faccia, mestiere, volto. Hanno smesso di vedersi e frequentarsi. Non hanno più sindacati. Non hanno quasi più tutele. Non hanno più lavoro. E nessuno che se ne sia accorto veramente. Qui sta il vero capolavoro (consapevole o meno poco importa) della recente piega che ha preso il liberismo in Italia: distruggere le comunità (soprattutto lavorative), isolare i singoli, regalare totem consumistici per incentivare la voglia/la brama di prodotti e di denaro, sfruttare ad hoc le crisi economiche per spuntare migliori condizioni e togliere tutele ai lavoratori.

Ecco, senza presunzione di esaustività, questi sarebbero punti fondamentali da cui ripartire. Messaggi semplici, chiari, diretti e, per una volta, candidamente rivoluzionari. Sarebbe allora curioso capire cosa votano i lavoratori della logistica (se votano, molti sono stranieri senza diritto di voto) o quelli delle tante società della sharing economy.
Sarebbe curioso anche capire cosa votano i precari, gli esodati, i lavoratori del terzo settore, i ricercatori, il nuovo proletariato del lavoro a chiamata e i braccianti agricoli.

Sicuramente il messaggio di destra è semplice, diretto e a suo modo rivoluzionario nel suo conservatorismo. “Si stava meglio quando c’era LVI”, e via giù con una serie di proposte per tornare indietro, riportare le lancette a questo “meraviglioso e splendido passato”. Sbagliato? Sì. Totalmente. Funziona? Purtroppo sì, alla grande. Scopriremo con i dati elettorali quali saranno i risultati effettivi. Per il momento si può rilevare con tristezza che il centro-sinistra si rivolge a un elettorato di classe medio alta, mediamente agiata, scordandosi il resto dei lavoratori.

Effettivamente partiti di centro non possono che essere cerchiobottisti e istituzionali, rassicuranti. Ma la destra si è appaltata l’elettorato emarginato. Ricordiamo la fuga degli operai verso la Lega, verso il M5S? Allora fa molta specie, ma conferma quanto detto, vedere il governatore della Toscana, Enrico Rossi, uscito dal PD, scrivere le seguenti parole su Facebook il 18 gennaio scorso: «È comprensibile la voglia di protestare contro il PD da parte di tanti elettori di sinistra. Proprio per loro abbiamo creato Liberi e Uguali, una proposta seria, di sinistra, democratica che vuole battersi contro le diseguaglianze e a favore dei ceti più deboli».

In questa dichiarazione di intenti si può leggere tra le righe un grande fallimento politico (in questo caso di Rossi non dei suoi compagni di partito, è evidente): la proposta politica, di solito, va rivolta a tutti, non soltanto a chi già è elettore peraltro di un partito che nel tempo non si è distinto per interventi di sinistra. L’impressione è che qualcuno non abbia visto cambiare la storia e perda ancora tempo negli odi di partito per colpa dei quali, ricordava il Maestrone, “dio è morto”.

Penna Bianca -ilmegafono.org

Autore

Penna Bianca

Collaboro con Il Megafono.org dalla sua creazione. Settentrionale d'adozione ma con lo spirito del Bianciardi, gucciniano convinto, ascoltatore di musica ma non praticante, opinionista quasi per caso provo a guardare il mondo con lo spirito critico e l'irriverenza che mi hanno insegnato i miei natali.

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