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Taranto, continua l’incubo Ilva: fiume rosso e nubi di polveri

Taranto, continua l’incubo Ilva: fiume rosso e nubi di polveri

Non azzurro, ma rosso è il colore del fiume che attraversa Taranto. Nello specifico, le strade del porto nella zona adiacente all’Ilva vicino al cosiddetto quarto sporgente dell’area di proprietà del siderurgico, ovvero una delle due banchine, poste sotto sequestro giudiziario con facoltà d’uso, dove le navi che trasportano minerali attraccano per scaricare le materie prime destinate all’acciaieria. Un torrente diventato così a causa delle piogge abbondanti e delle polveri.

Le foto che ritraggono questo scenario hanno fatto subito il giro del web, dopo essere state pubblicate dalla pagina Facebook “Solo a Taranto” e condivise successivamente dal gruppo “Genitori tarantini”, che ha inoltrato al premier Paolo Gentiloni e ai ministri Carlo Calenda e Gianluca Galletti, oltre alle suddette immagini, anche una lettera.

“Anche a Taranto – scrivono i Genitori tarantini – arriva la pioggia, ogni tanto. Come il vento, del resto. Fenomeni naturali in tutto il mondo, ma non qui, nella città dei due mari. Mentre voi, a Roma, decidete come affossare ancora di più le legittime richieste di un futuro compatibile con il territorio, di tapparvi le orecchie e gli occhi davanti alle evidenti perversioni che impediscono ai tarantini di godere di tutti i diritti previsti dalla stessa Costituzione che voi per primi dovreste rispettare, qui, a Taranto vento e pioggia fanno paura”.

Le polveri che avvolgono la città non sono una novità. Lo scorso ottobre, infatti, hanno costretto alla chiusura delle scuole nel quartiere Tamburi di Taranto per il “wind-day”, uno dei giorni, segnalati da Arpa (l’Agenzia regionale protezione ambiente) e Asl, in cui il vento soffia forte da nord sul quartiere più vicino all’Ilva, ricoprendo case e balconi di polveri minerali.

Un’istantanea che, per chi vive fuori da questa realtà, risulta sconvolgente, ma che è, invece, di ordinaria amministrazione per chi lavora nell’area del porto. «La banchina è sotto sequestro da diversi anni – afferma Francesco Maggio, delegato Fiom – e ci sono una serie di prescrizioni legate a quel provvedimento che sono tuttora da ottemperare. Avrebbero dovuto ultimare alcune opere per la raccolta delle acque meteoriche, ma anche a causa del sequestro non sono state ancora completate. Per noi è una scena piuttosto comune vedere polveri e acqua rossa coprire l’intera zona».

Le prescrizioni che l’Ilva dovrebbe rispettare sono la raccolta dell’acqua piovana e la copertura integrale dei nastri che trasportano il minerale dal porto allo stabilimento, ferma al 65 per cento. Sulla base, infatti, di queste immagini, il vicesindaco di Taranto, Rocco De Franchi, chiede spiegazioni chiare su quanto sta accadendo e capire se effettivamente l’azienda abbia rispettato tutte le prescrizioni.

Fonti dell’Ilva spiegano che l’area in cui si è verificato il fenomeno è completamente impermeabilizzata ma, a causa delle forti precipitazioni che si sono abbattute sulla città, l’acqua si è accumulata in quantità straordinaria. Pare però che, già durante lo scorso fine settimana, l’azienda si sia attivata tempestivamente, richiedendo l’intervento di una ditta autorizzata per aspirare l’acqua in eccesso. Una storia ormai troppo vecchia quella che vivono da anni i tarantini, che ovviamente continuano a denunciare: «Guardate le immagini, signori del Governo di “questa” Italia, e vergognatevi – concludono i Genitori tarantini -. Almeno un po’. Guardate quello che combina ciò che considerate produzione strategica per la nazione».

Veronica Nicotra -ilmegafono.org

 

Autore

Veronica Nicotra

Nata nell’ormai lontano 1990 a Catania, città in cui sono cresciuta e dove tutt’ora vivo, ho conseguito la laurea magistrale in lingue e dopo ho iniziato a collaborare con un quotidiano online, con la speranza di diventare al più presto una vera e propria giornalista. Le mie passioni sono la ginnastica artistica, che ho praticato per ben 10 anni, e il giornalismo, mondo che ho iniziato a conoscere meglio grazie al Megafono, per il quale scrivo da febbraio 2014.

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