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L’emozionante viaggio post-rock degli Erezed

Punteggio 90%

Oggi vi presentiamo un gruppo alternative-rock italiano che, dopo anni di intensa esperienza live e un primo Ep (pubblicato nel 2014), ci propone il primo album full-lenght, frutto di una instancabile attività compositiva. Loro sono gli Erezed e il loro disco, intitolato “Ventre”, è uscito il 27 ottobre con l’etichetta (R)esisto Distribuzione. Gli Erezed sono tre bravi musicisti che non hanno timore di sperimentare e di amalgamare le evoluzioni sonore e gli arrangiamenti partoriti in sala prove con la ricercatezza di testi che possano dare un significato ben preciso alle proprie composizioni. Ed è da questo mix ricercato che nasce la loro ultima produzione.

“Ventre” è un concept album che ci accompagna lungo diversi passaggi emotivi (come ci ha detto Alessio, bassista e tastierista del gruppo, nel corso dell’ultima puntata di “The Independence Play” sulla nostra radio), in un percorso che passa dagli inevitabili dissidi interiori, alle paure, alle ansie, per poi arrivare alla consapevolezza, a una nuova dimensione spirituale. Tutto ciò viene espresso dai testi e dalla linea melodica scelta dai nostri musicisti, i quali affidano alla voce il compito principale di guidarci lungo le 12 tracce che compongono il disco.

Musicalmente, prevalgono sonorità post-rock, con inflessioni hard-rock e progressive. Una musica non banale, ricca anche di ipnotiche aperture come, ad esempio, nella track-title che apre il disco e che ci ricorda inizialmente i CSI, ma che poi spazia e si accende in un finale ricco di visionarie divergenze, ritrovandosi nel greve e ineluttabile piano che chiude la traccia. È l’inizio del viaggio, nuotando verso la ricerca di sé, anche se tale ricerca ci porterà a “diventare pesci e mischiarci ai coralli” e a “cambiare il naso in branchie”.

Gli Erezed ci raccontano una fragilità che però può diventare forza, facendoci smettere di credere alle menzogne e alle chimere, come in Un’altra volta, grazie a un rock sperimentale davvero ben riuscito, che alterna la calma di chitarre acustiche alla potenza di basso e batteria, con la chitarra che d’improvviso si accende in un assolo elettrico e bellissimo.

Ci piace l’uso dell’elettronica in Come cade un cuore, che appare davvero dilatare spazio e tempo, mentre il cuore cade trafitto quasi come una meteora. Nella traccia Pioggia ciclica, merita di essere sottolineata la tempesta di chitarre e batteria, che accelerano il tempo, la rabbia e l’urgenza di una decisione. Allo stesso modo è apprezzabile l’apertura progressive metal di Fede endemica, traccia che di sicuro dà carattere e spessore al disco. Infine, Numeri, primo singolo estratto, ci conduce alla fine di questo viaggio interiore, facendoci colmare le distanze per ritrovarci, suggerendoci che non esistono limiti se ci spinge tenendosi per mano verso l’infinito.

L’album degli Erezed è dunque un lavoro interessante, con un concetto ben articolato alla base e una buona struttura musicale. Se proprio volessimo trovare un difetto, suggeriremmo di lavorare di più sull’armonia tra voce e strumenti, ché ogni tanto, soprattutto in alcune tracce, si perde o si indebolisce, ma per il resto il giudizio è più che positivo. D’altra parte, le potenzialità, la tecnica musicale e la sensibilità che traspare dai testi sicuramente promettono molto bene.

FrankaZappa -ilmegafono.org

La copertina dell’album “Ventre”.

Pillola

90%

In breve “Ventre” è un concept album che ci accompagna lungo diversi passaggi emotivi, in un percorso che passa dagli inevitabili dissidi interiori, alle paure, per arrivare a una nuova dimensione spirituale. Musicalmente, prevalgono sonorità post-rock, con inflessioni hard-rock e progressive.

Testi
92%
Tecnica Musicale
91%
Voce
89%

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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