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Le foto di Giuseppe Iannello su Gibellina, in mostra a Milano

Le foto di Giuseppe Iannello su Gibellina, in mostra a Milano

Che ruolo ha la fotografia nell’era contemporanea? E cosa dovrebbe fare un fotografo per realizzare una foto che venga considerata arte? L’infinita mole di scatti digitali, che ogni giorno viene riversata sul web, abbassa di sicuro la qualità delle fotografie e così, quando ci troviamo di fronte ad un’immagine che ci cattura, capiamo d’un tratto che i veri fotografi esistono ancora e continuano a stupire. Per fortuna!

Quando mi sono trovato di fronte alle foto di Giuseppe Iannello ho provato una sensazione di sospensione. Difficile spiegarsi meglio. Il contrasto tra quello che erano Gibellina e i suoi abitanti e quel che c’è oggi, con il grande Cretto, il tutto sovrapposto in un’unica immagine, mi ha piacevolmente stupito ed emozionato. Questo giovane fotografo ha infatti realizzato un progetto dal titolo “Gibellina 1968 – otto minuti dopo le tre”. Questo progetto ha appena vinto il “Ragusa foto festival 2017” ed è attualmente in mostra a Milano presso gli splendidi locali della casa museo “Francesco Messina”.

Le foto di Iannello sono un semplice artefatto che consiste nell’avere avuto l’idea di proiettare le foto d’archivio di Gibellina prima del terremoto del 1968 sul grande Cretto di Burri e poi fotografare l’insieme. Sembra un’idea banale ma in realtà l’’effetto è strabiliante. Il progetto artistico di Iannello approfondisce tematiche legate alla memoria, all’immagine dei luoghi abbandonati e distrutti, e si lega ad un’altra opera esposta alla casa museo: una enorme tela di Domenico Fazzari, raffigurante l’abside della chiesa diroccata di Africo.

La visita al museo e alla mostra sono gratuiti. L’esposizione è aperta fino al 22 ottobre 2017, dal martedì alla domenica dalle ore 10,00 alle ore 18,00.

Angelo De Grande -ilmegafono.org

Foto di Giuseppe Iannello: U simensaro, 2017. Stampa inkjet su carta Fine Art Hahnemuhle, cm 80×80.

Autore

Angelo De Grande

Sono esperto di architettura rinascimentale in Europa e in particolare ho studiato l’influenza del trattato di Sebastiano Serlio. Lasciato l’ambiente accademico mi dedico alle mie passioni e alla mia famiglia. Amo parlare di arte e provare a farla; carta, tela, foto o video non importa, la passione é la chiave, sempre.

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