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Salviamo la Pillirina, antica e affascinante meraviglia sul mare di Siracusa

Salviamo la Pillirina, antica e affascinante meraviglia sul mare di Siracusa

Questa settimana torniamo in Sicilia. Più volte in questi anni vi abbiamo parlato della zona prospiciente l’isola di Ortigia a Siracusa. Ci si riferisce alla penisola della Maddalena, che i siracusani chiamano “l’Isola”. Vi abbiamo già parlato della grotta del Gigante, o della Pillirina, una zona legata sin dall’antichità alla sicurezza della città, fungendo da avamposto d’avvistamento.

Per la tutela di questa splendida area naturale, circa otto anni fa, un gruppo di ragazzi ha cominciato una lotta durissima, che ha poi coinvolto tutta la città (associazioni e cittadini riuniti sotto il nome di SOS Siracusa), per fermare il disegno di alcuni imprenditori pronti a cementificare la costa con un resort di lusso e deturpare un luogo stupendo come punta della Mola. Una battaglia che sembrava ormai vinta, con la quasi imminente istituzione della riserva naturale, ma che oggi, sfortunatamente, si trova nuovamente a rischio, per via di alcune sentenze del TAR Sicilia che hanno rimesso tutto in discussione (leggi qui).

In attesa di sviluppi (la battaglia non si ferma, firmate la petizione qui), vorremmo farvi conoscere questa penisola, riuscita miracolosamente ad arrivare in buone condizioni ai giorni nostri anche grazie ai campi coltivati e agli allevamenti di bestiame che fino ad oggi l’hanno caratterizzata. È quasi superfluo ripetere che questa zona ha un’importanza cruciale per la storia della città. Oltre a tracce preistoriche e greche, c’è un suggestivo insediamento militare in stato ruderale a picco sul mare.

La sua bellezza naturale è inestimabile, con le sue falesie bianche e le spiagge dorate e quel mare azzurro che ricade nella zona C dell’Area Marina Protetta del Plemmirio. Un mare di cui parlò anche Virgilio nella sua Eneide, un mare che custodisce storie di antiche battaglie ma anche leggende affascinanti o tragiche, tramandate dai pescatori, come quella che dà il nome proprio alla Pillirina.

Questa leggenda racconta la storia di una ragazza bellissima che viveva in un ricco palazzo sulle terre alte della Pillirina. Questa ragazza incontrò un marinaio siracusano e i due si innamorarono.  Un amore che venne contrastato dalla sua famiglia che avrebbe voluto per lei un uomo più ricco. I due innamorati si vedevano dunque di nascosto, nelle notti di plenilunio, proprio nella grotta della Pillirina, dal cui foro superficiale entrava una accecante luce lunare e dove i due si amavano su un letto di alghe. Un giorno, per via del mare in burrasca, il marinaio non riuscii a raggiungere la sua amata.

Lei lo attese invano per tutta la notte e anche nei giorni successivi continuò ad attenderlo. La quarta sera di attesa, non vedendolo tornare nonostante il mare si fosse ormai quasi calmato, decise di uccidersi perché convinta che la sua vita senza quell’amore sarebbe stata inutile. I marinai raccontano ancora oggi che, nelle notti di luna piena, quando i raggi lunari, passando dal foro superficiale, illuminano la grotta, si vede una bellissima fanciulla vestita di raggi di luna che attende ancora il suo amore.

Un luogo dunque pieno di amore e di fascino, antico, bellissimo, un tratto di costa che oggi siracusani e turisti frequentano e riempiono durante l’estate e non solo. Un luogo che non deve essere privatizzato e sottratto alla comunità.

Evidentemente, però, sono troppi gli interessi in tavola. Oggi che Siracusa è una meta tra le più gettonate d’Italia si rischia che questi interessi sopprimano il buonsenso. Se così fosse, il progetto di fare di punta della Mola una riserva naturale salterebbe sicuramente. E sarebbe un delitto. Ecco perché bisogna pretendere che le istituzioni e per prima la Regione pongano il vincolo definitivo su questa magnifica area naturale e storica che si affaccia sul mare, proprio di fronte all’isola di Ortigia.

Angelo De Grande -ilmegafono.org

Autore

Angelo De Grande

Sono esperto di architettura rinascimentale in Europa e in particolare ho studiato l’influenza del trattato di Sebastiano Serlio. Lasciato l’ambiente accademico mi dedico alle mie passioni e alla mia famiglia. Amo parlare di arte e provare a farla; carta, tela, foto o video non importa, la passione é la chiave, sempre.

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