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Original Sicilian Style: reggae, cultura e impegno nel loro “Triskele”

Punteggio 98%

Vera musica reggae, di quella che non solo scorre nel sangue di chi la propone, ma arriva anche a toccare l’anima di chi la ascolta. Musica che ci fa muovere ma anche pensare, mischiando sonorità, culture, ritmi, tradizioni. Quello che vi presentiamo oggi, per questo ultimo numero prima della pausa estiva, è il capolavoro degli OSS, Original Sicilian Style, gruppo nato a Catania nel 2011 e ormai consolidatosi sulla scena musicale siciliana. “Triskele”, uscito due mesi fa, è la terza produzione discografica degli OSS e conferma il loro stile e la capacità di coniugare in modo incantevole musica di eccellente qualità e impegno sociale.

Un album che, tra “ciauru di zagara e cultura di barocco” (come cantano nel brano Aria di scirocco), sposa una rivoluzione musicale e culturale fatta di accoglienza e condivisione. Il reggae conferma di essere, infatti, una musica rivoluzionaria. Anzi non solo musica, ma soprattutto movimento. Undici tracce che mischiano linguaggi, ci fanno muovere, ci parlano, ci colpiscono e ci spingono a pensare e lottare.

Con ritmo in levare e raggamuffin, la prima traccia (Akkiana) ci catapulta in questo “ritmo africano con cadenza siciliana”, che ci seduce e ci fa ballare già dal primo ascolto. Da notare particolarmente i bellissimi assoli di sax. Stupenda poi l’intensità di Never more, canzone che ci riporta ancora una volta a riflettere e a sperare che la tragedia che i tanti migranti vivono ogni giorno trovi fine e che il mare stesso resti un posto in cui navigare e far  nascere i sogni e non si riconfermi invece come un luogo in cui morire.  Molto riuscite sono anche le cover di Cose che non ho (Subsonica) e Chi ten’o mare (Pino Daniele).

Il reggae è la chiave di questo album, ma in Palazzo di cemento questo genere si reinventa e diventa quasi charleston, quindi lascia ancora spazio a un bellissimo assolo di tastiere e alle percussioni. Anche qui gli Original Sicilian Style si schierano contro la trasformazione delle nostre città e del nostro mare in discariche a cielo aperto. Molto bella anche Indica sativa, settima traccia del disco, che inizia con il passo scandito dal rullare dei tamburi e ci sprona ad aprire la mente e a farla finita con la mafia, a ribellarci ai suoi mille intrecci con lo Stato. Perché solo una mente aperta e consapevole può scegliere un mondo migliore, privo di illegalità e compromessi.

Gli Original Sicilian Style sanno anche spiegarci cosa rappresentano la reggae music e le vibrazioni che essa produce: lo fanno in Blazing fire, dove si miscelano voci, bassi, fiati e tastiere per un pezzo davvero stupendo, dall’anima nera e dal profumo di zagara, che ci ricorda, in dialetto siciliano, che “quello che dona la musica tu non te lo puoi comprare”.

La formula magica di questo album è data dalla pulizia e dolcezza della voce femminile contrapposta alla “massiccia” (come direbbero i Sud Sound System) voce maschile. You come and go è una traccia avvolgente, con i cori e la dolcissima voce femminile accompagnati da tastiere, percussioni e anche da un assolo di chitarra acustica riuscitissimo. Una riflessione personale (traccia numero dieci dell’album) è invece una denuncia, con l’azzeccata presa di coscienza che, nel mondo che abbiamo creato, chi non ha denaro resta ai margini. Qui la musica diviene davvero un pugno allo stomaco.

Questo disco è un inno alla consapevolezza, prende coscienza del mondo e, attraverso la musica, esorta anche noi a farlo, in nome di una cultura che non sia solo un sogno di un mondo migliore ma sia anche un’urgenza. Gli OSS sono, come loro stessi dicono, quelli che fanno “muovere il cuore insieme agli arti”, mischiando siciliano, italiano ed inglese perché solo con radici salde si può crescere molto e conquistare il cielo.

Sono molto bravi perché fanno del ritmo, di qualsiasi intensità, il mezzo per sciogliere le tensioni e creare condivisioni. E in questo ritmo si ha tutto il fascino e la complessità di un continente, quello africano, che risulta vicinissimo alla Sicilia, in una reciproca contaminazione che produce una bellezza ancora più prepotente. Il tutto collegato in un ponte ideale con la Giamaica dei rastafari. Nell’animo stesso del reggae, “Triskele” risulta dunque un album dal sound riuscito e convincente che alterna bassi, fiati, percussioni, tastiere e synth, in un mix che ha il sapore delle ricette migliori.

Gli Original Sicilian Style (che sono stati ospiti dell’ultima puntata di “The Independence Play” sulla nostra radio) risultano un gruppo maturo, completo, ricco di sfaccettature, colori, suoni e con all’interno la complessità e l’immensità del mare. Si schierano apertamente contro le mafie, le trivellazioni, lo sfruttamento del mare e dell’ambiente. Si schierano contro l’abbandono e l’emarginazione, contro la rassegnazione di chi troppo spesso ha smesso di farsi domande e ancora più spesso delega le decisioni.

Bisogna scegliere la musica e la libertà. Bisogna credere nella cultura. Questo è il loro messaggio che noi condividiamo, apprezzando in maniera totale il loro lavoro e la loro ottima musica. E allora apriamo la porta, affinché insieme all’aria possano entrare le note di questo album riuscitissimo.

FrankaZappa -ilmegafono.org

La copertina dell’album “Triskele”

Pillola

98%

In breve Gli Original Sicilian Style risultano un gruppo maturo, completo, ricco di sfaccettature, colori, suoni e con all’interno la complessità e l’immensità del mare. Bravi perché fanno del reggae, del ritmo, di qualsiasi intensità, il mezzo per sciogliere le tensioni e creare condivisioni.

reggae
100%
Testi
98%
Vocalità
97%

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma “The Independence Play” sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall’urlo “Looove” di Robert Plant. Di quell’amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di “metallo non metallo” che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l’unico modo di immaginare “the dark side of the moon”.

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