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“Non accettiamo gay e animali”: il caso shock che divide l’Italia

“Non accettiamo gay e animali”: il caso shock che divide l’Italia

Ci risiamo. Nel pieno del 2017, durante un’estate calda e intensa, soprattutto sulle pagine di quotidiani e magazine, si fa strada un’altra notizia scottante, una di quelle che lasciano ampio spazio a perplessità e voglia di capire dove esattamente stia andando il genere umano. Se dicessero a qualsiasi persona dotata di buonsenso che il nostro orientamento sessuale può essere una discriminante per usufruire o meno di un servizio, pagandolo tra l’altro, probabilmente si penserebbe ad uno scherzo di cattivo gusto o alla voglia di inscenare un teatrino che forse poteva risultare attuale negli anni ‘50.

Invece no. Eccoci ancora a fare i conti con un altro caso di omofobia non molto interiorizzata, tale da suscitare dibattiti capaci di toccare le più alte corde del qualunquismo nostrano. Una coppia di ragazzi napoletani contattano il proprietario di una casa vacanze di Tropea (VV) intenzionati a trascorrere qualche giorno di vacanza nella località calabrese. Tutto sembra procedere per il meglio, fino a quando il proprietario, intuito l’orientamento sessuale dei due giovani, decide di respingere la prenotazione con un secco “non accettiamo gay e animali”, scusandosi di apparire “troglodita”.

I due giovani hanno segnalato l’accaduto all’Arcigay di Napoli, in difesa di un’intera categoria di cittadini che lottano da anni contro le discriminazioni, a questo punto anche sociali. La vicenda ha fatto il giro del web e dei media in poche ore, scatenando giusta e doverosa indignazione, ma anche reazioni di incomprensibile vicinanza all’albergatore. C’è chi si appella a sacrosanti diritti di proprietà privata, per la serie “la casa è sua, ci mette dentro chi vuole”, chi invece gongola per il presunto coraggio di quest’uomo che contrasta “questi gay che vogliono più diritti degli altri”.

Tra i commenti lasciati sui social ce n’è per tutti i gusti, ma fortunatamente prevale l’indignazione per un gesto che è anche illegale. Come si legge in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dall’avvocato Cathy La Torre, fondatrice di GayLex, esistono leggi che tutelano gli individui e l’accesso a beni e servizi: “I Decreti Legislativi 215 e 216 del 2003 riguardano la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dall’origine etnica, dalla provenienza, dalla religione, dalle convinzioni personali, dalle disabilità, dall’età e dall’orientamento sessuale”, chiarisce l’Avvocato La Torre.

“Il principio di parità di trattamento – continua il legale – stabilisce che nessuno può essere trattato meno favorevolmente di altri in ragione della sua origine etnica, provenienza, religione, delle sue convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale”. Insomma, non siamo proprio di fronte ad un libero esercizio della proprietà privata, ma ad una violazione dei diritti mediante discriminazione.

Tutto molto sconcertante. È sconcertante sapere che si trovino giustificazioni ad un atteggiamento troglodita, giusto per prendere in prestito un termine utilizzato da uno dei protagonisti, ed è sconcertante anche l’accostamento tra gay e animali emerso dal messaggio inviato ai giovani. Un caso, una forma sintattica, un semplice elenco, oppure una concezione mentale che inconsciamente classifica nella sfera dell’inferiorità e dell’emarginazione le due categorie in questione. Subumani, diversi, fenomeni da baraccone? Quanta strada ha ancora da fare la civiltà, soprattutto nell’ambito del rispetto.

Pensiamo alle ripercussioni che un episodio simile potrebbe avere su chi è ancora nel pieno del suo cammino d’accettazione, su chi subisce maggiormente le pressioni di una frangia della società rimasta legata agli stereotipi, su chi non ha ancora le spalle tanto larghe per affrontare a viso aperto la discriminazione. Ecco, più che omofobia, sarebbe il caso di parlare di disumanità.

A noi il compito di tornare umani, oltre la barriera dell’odio bieco e non tanto latente, trincerato dietro una libertà d’opinione che forse, oggi, diventa pretesto per far del male gratuito, anche con un messaggio. Libertà non è discriminazione, bisognerebbe ripeterselo ogni tanto. Ci aspetta una lunga estate di riflessione.

Laura Olivazzi -ilmegafono.org

Autore

Laura Olivazzi

Vivo tra i Millennials con il sogno della Dolce Vita, cresciuta all'ombra del Vesuvio con carta, penna e smartphone sempre a portata di mano. Giornalista, appassionata di media, cultura pop e tante altre cose, scrivo per il Megafono dal 2006.

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