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Dittatura, tensioni, profughi: la Corea del Nord in cinque punti

Dittatura, tensioni, profughi: la Corea del Nord in cinque punti

Mala tempora currunt. Il presidente americano Trump e quello nordcoreano Kim Jong-un continuano a scambiarsi accuse sotto lo sguardo sempre più preoccupato del colosso cinese. Questo bisticciare tra due leader atomici, forse, ha origine in una simile difficoltà all’interno dei rispettivi Paesi. Probabilmente il giovane Kim, terzo dittatore assoluto nel singolare assolutismo nordcoreano, ha realizzato che il processo di riunificazione è incontrovertibile oppure che, semplicemente, non si può chiudere un popolo dentro una bolla di vetro per sempre. Dal canto suo Trump, in discesa di consensi, ha forse bisogno di risvegliare l’orgoglio del grande gendarme del mondo.

La speranza è che il primo non voglia suicidarsi e che il secondo non ceda alle provocazioni per fare lo spaccone da pub di una highway in Tennessee. Queste solo supposizioni, i fatti speriamo non le smentiscano.  

Va premesso che il nostro interesse verso la Corea del Nord non scaturisce solo dalle contingenti (e preoccupanti) vicende internazionali, ma anche dal fatto che, essendo uno stato assolutamente sui generis, di cui poco si sa e si dice, val la pena approfondirne la conoscenza. Procederemo, assolutamente a caso, nella descrizione di alcuni punti sul popolo nordcoreano. Sottolineiamo che la separazione tra i due stati ricorda molto quella della Germania, ma dura da più tempo e in un contesto socio-politico difficile da comprendere per un occidentale. Visti da qua sono due strani Paesi, appesi, nell’immaginario occidentale, tra il grande gigante Cina e l’ipertecnologico Giappone.

Punto primo. Dopo la guerra di Corea non è stata firmata una vera e propria pace ma solo un armistizio. A dividerle è un confine. Di qua il Sud, protettorato statunitense, con i Marine di stanza da decenni; di là il Nord. Se non bastassero le notizie a dare un’idea della differenza abissale tra i due Paesi, arrivano le fotografie spaziali a dare un’idea (clicca qui). Quasi come una metafora, il regime dei Cari leader è, di notte, buio come in un moderno medioevo. 

Punto secondo. A Nord abitano circa 25 milioni di persone mentre al Sud esattamente il doppio (dati 2015). Il Nord, poi, geograficamente risulta penalizzato rispetto al Sud, essendo caratterizzato da alte montagne (sono alte soprattutto nel versante nord-orientale, prossimo al confine con la Cina), mentre il Sud è più pianeggiante.

Punto terzo. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il tasso di alfabetizzazione del nord è prossimo al 100% (leggi qui).

Punto quarto. In Corea del Nord esistono veri e propri campi di concentramento con condizioni di vita disumane (clicca qui). 

Questa barbarie fa pensare al fatto che non si voglia far altro che scappare.

Arriviamo così al punto quinto. In effetti la media delle persone che fuggono dalla Corea del Nord ogni anno è di circa 1.500. Quasi tutti scappano attraverso la Cina. Alcuni provano ad arrivare fino in Thailandia dove, dopo l’arresto, vengono consegnati alla Corea del Sud. Ma non è semplice passare da un mondo come quello nordcoreano alla frenesia del Sud. I profughi, infatti, vengono “rieducati” in un campo nei pressi della capitale per imparare a vivere nel Sud (leggi articolo). 

Per altre informazioni e curiosità consigliamo anche un decalogo di Focus, pubblicato qualche tempo fa. Prima di tutto, però, dovremmo prestare un po’ più attenzione a osservare la dittatura nordcoreana per quello che è, ovvero una dittatura crudele, che i meme spiritosi sul dittatore nordcoreano e i suoi bisticci con Trump rischiano spesso di far dimenticare. 

Penna Bianca -ilmegafono.org

Autore

Penna Bianca

Collaboro con Il Megafono.org dalla sua creazione. Settentrionale d'adozione ma con lo spirito del Bianciardi, gucciniano convinto, ascoltatore di musica ma non praticante, opinionista quasi per caso provo a guardare il mondo con lo spirito critico e l'irriverenza che mi hanno insegnato i miei natali.

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