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A Siracusa il degrado del liberty: intervista al prof. Giansiracusa

A Siracusa il degrado del liberty: intervista al prof. Giansiracusa

Sono di Siracusa e ogni giorno vedo un pezzo della mia città sgretolarsi. Il riconoscimento da parte dell’Unesco non basta a conservare l’intera città. Vicino casa mia c’è una via stupenda, piena zeppa di ville sul mare. Ci sono strutture di ogni tipo risalenti all’inizio del secolo scorso, quando il decoro urbano era un principio fondamentale per i cittadini di Siracusa. Vi si trovano ville liberty, neo gotiche e neoclassiche ed alcune di queste versano in condizioni pietose, nel silenzio della comunità che ha già visto passivamente deturpare la propria città da brutture cementizie durante l’ultimo mezzo secolo.

Siracusa sta vivendo un momento di grande visibilità a livello mondiale. I turisti arrivano praticamente tutto l’anno e si insediano anche fuori dalla rinomata Ortigia, che tende sempre più ad un turismo esclusivo e di lusso. Ma al contrario del centro storico, poco si è fatto fino ad oggi per il decoro di zone come la Borgata. Riviera Dionisio il grande, che dovrebbe essere la più elegante via di quest’area è lasciata a se stessa con marciapiedi stretti e cacche di cane dappertutto e case diroccate usate come discariche. Cosa ancor più triste è vedere, ogni giorno di più, sgretolarsi due perle del liberty siracusano, e mi riferisco alle due splendide case alla fine della via, verso il convento dei cappuccini.

Questa situazione mi innervosisce. Vedere tanta bellezza lasciata a se stessa mi spinge dunque a contattare un mio amico e maestro. Una persona che ha scritto tanto su Siracusa. È grazie ai suoi scritti che ho iniziato a studiare Siracusa e ad interessarmi alla stratificazione secolare delle architetture della zona. Mi riferisco al professor Paolo Giansiracusa che, con la sua solita gentilezza e amabilità, ha accolto di buongrado la mia richiesta di aiuto e si è offerto di farsi intervistare per darmi maggiori informazioni in merito alle condizioni della cosiddetta “Borgata” di Siracusa e in particolare ai gioielli del liberty in disfacimento.

Professore, come ha fatto Siracusa a perdere così tanta bellezza?

Le ville liberty di Siracusa sono cadute sotto il colpo del piccone selvaggio negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, nel corso dell’abbuffata edilizia che ha sconvolto l’immagine sobria e raffinata della città aretusea. Ho visto con i miei occhi indignati la demolizione delle residenze signorili di campagna che sorgevano, immerse tra i mandorli e i carrubi, lungo gli attuali Viale Teracati e Viale Scala Greca. Miracolosamente ne restano solo alcune, come a testimoniare un’età felice in cui il culto della bellezza superava ogni altro valore, persino quello funzionale. Anche sulla Riviera Dionisio il Grande c’erano importanti residenze liberty mutuate dai progetti di Ernesto Basile e Francesco Fichera. Alcune addirittura portavano la firma di Paolo Lanzerotti, autore peraltro dell’Ex Brefotrofio oggi abusato per funzioni non idonee.

Cosa, secondo Lei, non è stato fatto e cosa bisognerebbe fare?

Le poche emergenze che restano lungo la Riviera, innanzitutto, andrebbero tutelate prontamente poiché all’obsolescenza naturale si aggiungono il trentennale abbandono abitativo (con le conseguenze che lascio immaginare), il degrado strutturale e il pericolo legato ai sottostanti ingrottamenti marini. Da tempo, a più voci si chiedono interventi straordinari alla Regione per la difesa della fascia costiera, in particolare per le aree interessate agli insediamenti abitativi. Da assessore provinciale, organizzai un Convegno Nazionale di Studi, chiamando al capezzale delle nostre coste i maggiori scienziati: ingegneri, geologi, studiosi che, nella stesura degli atti, consegnarono all’Ente Provincia un elenco ragionato di tutti i provvedimenti da adottare con urgenza. Degli atti fu resa edotta la Regione ma la polvere, o meglio il mare , ha sommerso tutto. Che fare? Come agire ? L’esproprio dei manufatti o la ristrutturazione a danno dei proprietari potrebbero essere vie percorribili. Ma mi domando se non sia meglio mettere prima in sicurezza tutto il costone roccioso di Acradina.

Cioè?

Si potrebbe assistere all’amara sorpresa di avere espropriato, restaurato, salvaguardato e… alla fine arriva il mare e sommerge tutto. Tutta la fascia costiera della bassa e alta Acradina è vulnerabile. I pochi frangiflutti e le rocce basse non contrastano più la sferza marina. Ne sanno qualcosa i residenti che, oltre a vedere crollare le residenze liberty rimaste, potranno avere l’amara sorpresa di vedere le proprie case sommerse dall’onda.

Riguardo al quartiere Borgata e al suo decoro, cosa si è fatto negli anni?

Bisogna dire che non è stato fatto nulla. Dopo il Regolamento, approvato dal Consiglio comunale, di fatto non è accaduto nulla. Manca il coraggio di rottamare, diradare, espropriare. Manca il coraggio per avviare un serio programma di recupero e valorizzazione. E dire che le contribuzioni comunitarie in questa direzione ci sono tutte. Si preferisce avviare programmi costruttivi fuori porta, con casette a schiera di infimo valore. Ciò a discapito del recupero del costruito, peraltro inserito in aree urbanizzate e servite.

 Cosa farebbe Lei, se potesse?

Chiamerei a concorso le migliori intelligenze del campo progettuale ed attiverei subito un ufficio risorse per chiedere alla Comunità Europea e ai ministeri competenti di finanziare un programma trentennale di recupero dell’architettura storica.

Grazie mille al professor Giansiracusa. Le sue parole ci lasciano di stucco ma l’esistenza di persone così competenti a attente ci lasciano qualche speranza.

Angelo De Grande -ilmegafono.org

Autore

Angelo De Grande

Sono esperto di architettura rinascimentale in Europa e in particolare ho studiato l'influenza del trattato di Sebastiano Serlio. Lasciato l'ambiente accademico mi dedico alle mie passioni e alla mia famiglia. Amo parlare di arte e provare a farla; carta, tela, foto o video non importa, la passione é la chiave, sempre.

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