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Fabio Cinti e il suo raffinato e intenso bouquet di parole e note

Fabio Cinti e il suo raffinato e intenso bouquet di parole e note

Autore, cantautore, romanziere. L’artista di cui vi parliamo questa settimana è un raffinato e versatile intellettuale che si è formato attraverso la musica, la filosofia e il teatro. Parliamo di Fabio Cinti, cantautore romano che vanta già importanti collaborazioni, tra le quali spiccano quelle con Morgan e Franco Battiato.  “Forze elastiche” è il suo ultimo album, uscito il 20 settembre scorso, un’opera ampia e complessa, affascinante e intima. Venti tracce attraverso le quali questo bravissimo artista si presenta, con la sua voce e i suoi testi che ricordano i giochi di parole del miglior Battiato.  Poesia, grazia e buona musica rendono questo lavoro differente e riuscito sin dalle prime note.

“C’era chi diceva le regole son morte, invece erano storte e non se ne accorgeva”, ci ammonisce Cinti, in Mondo in vetrina, ricordandoci che noi possiamo scegliere se essere modelli in offerta speciale o avere un pensiero. In questa traccia spinge, con un basso deciso e una voce ipnotica alla Lindo Ferretti, alla ribellione agli schemi del marketing. In Quadriglia (ma non solo) ci offre “balli incatenati come rime” e rime incatenate in balli che sono irresistibili, in un volteggiare di vesti, con la seduzione di archi utilizzati magistralmente, che fanno dimenticare il cibo congelato o avvolto in pellicole, cibo come noi, “destinato a morire di una morte o l’altra”.

Luci e buio si avvicendano, come i ritmi dolcissimi e i movimenti incalzanti, come la rabbia e l’amore. Nella sua Isola, con un’armonica e i violini, egli crea una nuova e dolcissima dichiarazione, in un fiorire e rifiorire di stagioni e sogni. Su tutto veleggia l’audio di “Una giornata particolare”, in quel tentativo di non arrendersi alla solitudine: “O isolato, o solo. Che poi è la stessa cosa”, recitava il protagonista del celebre film di Scola. Stagioni da aspettare, come in Wait for the winter, dove la voce del cantautore viene affiancata da un’altra riuscita e seducente (quella di Irene Ghiotto).

Tutto affascina nell’universo di Cinti e le sue “forze elastiche” diventano una legge indiscutibile: “Considerando che esiste l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ogni cosa è al centro dell’universo”. Rimangono le paure necessarie, insieme alla notte, a farci conoscere meglio l’insonnia e le nostre mani sul volto. Necessarie per sentire i sogni e non confonderli con le ombre (in Paure come cose). Rimane la speranza che il temporale non si allontani, che si abbia il coraggio di lasciarsi colpire dalla pioggia e lasciarsi asciugare in un mondo così dannatamente provvisorio (Perturbamento).

C’è poi un autoritratto fornito dallo stesso Cinti, il quale in Bennet si descrive come un “filosofo barbuto che ride molto, ma non lo insegna e non lo impone”. Un filosofo che ha imparato a palesare ciò che “non è facile a dirsi”, a intrecciare musica, parole e gambe. Un filosofo che pensa che il nostro Dio si faccia delle grandi risate guardandoci.

Rimane un tutto e un niente, un vuoto e un pieno in una Milano (Io Milano di te) strana che attrae e abbandona. Ne Il lamento di Peter Parker, poi, l’autore implora: “Dimmi vita quante altre vite contieni!”. In La gente che mente, invece, racconta l’urgenza di occhi e sorrisi sinceri. Questo album brilla di una propria particolarissima luce, delicatissima, in questo costante rimuginare sull’esistenza e sulla sua essenza.

Il lavoro di questo artista profondo e raffinato, alla fine, riporta tutto all’essenzialità dei rapporti umani, privi di riflettori e foto, tendendo a una nuova primavera dove finalmente possano tornare “a fiorire le cose”. Un disco intenso da ascoltare e gustare, con la delicatezza propria di chi sa leggere dentro le anime più profonde.

Per ascoltare il singolo Perturbamento clicca qui.

FrankaZappa -ilmegafono.org

La copertina dell’album “Forze elastiche”.

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma “The Independence Play” sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall’urlo “Looove” di Robert Plant. Di quell’amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di “metallo non metallo” che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l’unico modo di immaginare “the dark side of the moon”.

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