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Mathì e il loro “Figura”: poesia che si trasforma in musica

Mathì e il loro “Figura”: poesia che si trasforma in musica

Si chiamano Mathì e sono appena usciti (l’11 aprile) con il loro nuovo album, dal titolo “Figura”, prodotto da Octopus Records di Giuseppe Fontanella (24 Grana). Il loro progetto poetico-musicale nasce nel 2008 dalla mente del napoletano Francesco De Simone. Un progetto alternativo che punta a trasformare in musica le suggestioni “metafisiche” della poesia, a sovrastare la realtà di immagini pure ed evocative fino a perdersi in esse.  Nove tracce e tante storie che danno volto e solleticano le emozioni, vestendole di note. Un insieme di ricerche di amore, perdita, solitudine, ossessione. Il tutto affidato a una voce versatile e ad uno stile che passa dal pop al rock, al noise, ma sempre con forte impronta cantautorale.  In questo lavoro, l’uomo si guarda allo specchio e trova parole splendide per descrivere le proprie emozioni.

Nel brano Il lamento dell’idiota la musica e la voce diventano quasi barocche, con l’uso di violini. Cannibale canta di un amore famelico che può togliere il respiro e ingannare (“Io ti farò il cuore a pezzi”), un amore che ci divora e ci fa diventare cannibali. Qui la voce, insieme alla musica, diventa ora suadente ora possente e poderosa. Sincera si apre con un giro di chitarra ed è un pezzo quasi acustico che non si risparmia e presenta un intermezzo pieno di ritmo e chitarre. Un pezzo nel quale l’alternative rock sottolinea il proposito: avere un cuore di metallo ed essere glaciale, indifferente al male e al dolore (“Sarò forte, sarò la morte”).

Orchi-Dea è una preghiera disperata in cui ci si è abituati alle ferite dell’amore e in cui ogni colpo serve a sentire la presenza di un orco che può diventare dea. E nonostante il dolore, riesce a costringerci a pregare per un altro graffio che ci porti lontano dalla realtà. Furia nel bosco ci inghiotte tra notte, fango e latrati e fornisce bene un esempio della dote migliore dei Mathì, vale a dire la suggestione fatta di musica e poesia, in questo modo seducente di braccarti quasi come una preda. Non si può che lasciare che questa musica ci rapisca e ci riscaldi, ci sottragga alla morte. Finale potente e quasi hard rock, con basso e chitarra accattivanti.

In Confessioni di uno sbronzo la voce ritorna barocca e quasi aulica. Come se annegare fosse il modo di sfuggire da ogni riso, da ogni giudizio, da ogni miseria. Un brano delicatissimo, sensibile ed etereo. In quel “nuvola nuvola nuvola vorrei essere nuvola” ci si ritrova anche chi ascolta e il pavimento diventa solo un vecchio ricordo e un intralcio. Teresa (guarda il video qui), infine, è la confessione di un amore che ha bisogno di consolazione e di rifuggire il dolore di una cecità che non può però celare l’abbagliante bramosia dell’amore stesso.

“Figura”, dunque, è un album nel quale voce e chitarra ci avvolgono in bufera e scompigliano ogni categoria e ogni bisogno di costringere e confinare la musica in un recinto. È poesia pura e, come la poesia, non segue canoni o percorsi prestabiliti, mentre la musica suona come pioggia e sa stordire e tacere. Una musica misurata, paziente e sempre elegantissima che vi saprà sciogliere e conquistare.

Una curiosità, per concludere: quello dei Mathì è un concept sulla fisiognomica che ha visto la collaborazione con la fotografa Michela Fabbrocino. Niente classico booklet, quindi, ma nove stampe su carta fotografica che rappresentano i volti, da lei scelti, da associare alle canzoni.

FrankaZappa –ilmegafono.org

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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