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Duro colpo al clan Mazzei e al racket catanese

Duro colpo al clan Mazzei e al racket catanese

Duro colpo delle forze dell’ordine nei confronti della cosca dei “Carcagnusi” di Catania, ovvero gli esponenti della famiglia Mazzei, molto attiva nel capoluogo etneo. Qualche giorno fa, infatti, la polizia di Stato di Catania ha arrestato circa 30 elementi del clan mafioso e per tutti gli indagati le accuse sono quelle di associazione mafiosa, estorsione, rapina, spaccio di droga. Gli arresti sono il risultato dell’ottimo lavoro degli inquirenti catanesi, i quali erano sulle tracce della famiglia mafiosa da ormai diversi anni.

Il clan, infatti, veniva controllato dalla polizia a seguito di una scoperta avvenuta tre anni fa nel corso dell’indagine chiamata “Enigma”: in occasione di una retata contro la stessa famiglia, la polizia scoprì un libro in cui erano registrati tutti gli incassi e le entrate provenienti dal racket delle estorsioni. Fu proprio quel libro ad agevolare le mosse degli inquirenti: in questo modo, infatti, riuscivano ad anticipare i movimenti dei mafiosi e a prevenire ulteriori casi di estorsione. In effetti, la cronaca degli anni passati è colma di notizie simili, nelle quali polizia e carabinieri sono protagonisti di raid nei confronti della famiglia Mazzei. Una vera e propria battaglia, un assedio che, per quanto produttivo, sembra non avere fine.

Anche questa volta, dunque, gli inquirenti sono riusciti ad intervenire e l’hanno fatto con un’operazione sontuosa. A tal proposito, va detto che tra gli indagati ed arrestati risulta anche Domenico Grasso (una delle colonne portanti del clan) colto in flagranza di reato dopo aver riscosso il pizzo da un commerciante. E non finisce qui: persino imprenditori e commercianti sono finiti ai domiciliari con l’accusa di concorso in estorsione attuata con metodi mafiosi. Secondo l’inchiesta, infatti, essi avrebbero arruolato dei “picciotti” con il solo intento di andare a ritirare i propri crediti da altri commercianti che non riuscivano a saldare il debito. E tutto ciò, ovviamente, veniva fatto anche con l’utilizzo della violenza fisica.

Proprio su tale punto si è concentrato il pm Rocco Liguori, secondo il quale “questo metodo potrebbe di fatto soppiantare i metodi tradizionali delle estorsioni in quanto meno rischioso perché con un solo colpo permette di guadagnare ingenti somme”, fino a migliaia di euro. La mafia, quindi, si conferma sempre pronta a cambiamenti di strategia repentini, tutte caratteristiche di una associazione che, per forza di cose, deve essere camaleontica e imprevedibile. Non è facile così combatterla, ma per fortuna anche le forze dell’ordine riescono ad abituarsi alle novità, a scandagliare strategie e comportamenti nuovi e a fronteggiare questo nemico che non ha alcuna voglia di sventolare bandiera bianca.

Giovambattista Dato -ilmegafono.org

Autore

Giovanni Dato

Nato a Catania, sono laureato in Lingue e Letterature Straniere e vivo a Londra dal 2014. Batterista, amante della musica e di ogni altra forma d’arte, mi occupo di Legalità dal 2008, passione che è nata e cresciuta dagli insegnamenti di grandi uomini come Falcone e Borsellino.

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