La Turchia ha vissuto una delle campagne elettorali più tese e violente della sua storia democratica. Manca ormai una settimana alle consultazioni generali del 7 giugno e il paese si trova intrappolato in una sfida tra maggioranza e opposizione che rischia di avere gravi ripercussioni per la sua stabilità. Dopo oltre 12 anni di governo, infatti, per la prima volta il partito islamista, Giustizia e sviluppo (Akp), rischia di perdere la maggioranza parlamentare, in un momento cruciale per l’ascesa del “sultano” Recep Tayyip Erdogan, fondatore della forza politica. Erdogan da mesi sta sfruttando tutti gli appuntamenti istituzionali riservati alla presidenza della Repubblica per tenere comizi elettorali e chiamare gli elettori alle urne.

Il leitmotiv dei suoi “comizi” è sempre lo stesso: garantire al partito di governo la maggioranza parlamentare necessaria per modificare la Costituzione e trasformare il paese in una repubblica presidenziale. Per portare a termine il suo progetto, tuttavia, l’Akp avrà bisogno di almeno 330 seggi nella nuova assemblea legislativa, una quota che, dati i sondaggi attuali, non è in grado di raggiungere. Secondo un recente sondaggio dell’agenzia Konda, il partito di governo ha visto calare significativamente il suo consenso negli ultimi mesi. Il partito islamista di Erdogan rischia addirittura di scendere al 40,5 per cento dei voti.

L’indagine, i cui risultati, inizialmente destinati a clienti commerciali, sono trapelati sui principali quotidiani del paese, rivela invece un aumento di popolarità del Partito democratico dei popoli (Hdp), la forza politica che si propone di difendere gli interessi della minoranza curda in parlamento. L’Hdp e la comunità curda, per la prima volta nella storia della Turchia, sembrano avere in mano le chiavi del futuro del paese. Dall’ingresso dell’Hdp dipenderà infatti il destino del progetto di riforma costituzionale di Erdogan. Se i curdi dovessero entrare nell’assemblea legislativa come “forza politica” legittima, sottrarrebbero all’Akp fino a 50 seggi, facendogli perdere la maggioranza necessaria per approvare la riforma. L’accresciuta popolarità del partito curdo rappresenta quindi la maggiore minaccia per la forza politica fondata dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

Secondo alcuni esponenti della sinistra turca, è ancora possibile che l’Hdp, dopo le elezioni, possa siglare un patto con Erdogan per concludere le trattative di pace con il Partito dei lavoratori del Kurdistan, in cambio di un suo appoggio alla riforma costituzionale. Se, al contrario, il partito filocurdo non superasse la soglia di sbarramento, “la situazione sarebbe ancora peggiore – afferma un’analista consultato dal quotidiano “Hurriyet” – perché aumenterebbero le tensioni e si rischierebbe una nuova guerra civile. È infatti plausibile che, in una simile eventualità, il leader curdo Abdullah Ocalan (in carcere dal 1999) possa perdere la sua popolarità e quindi la sua capacità di controllare gli elementi radicali del Pkk”.

Che in Turchia la situazione sia già esplosiva emerge del resto dagli episodi di violenza che, sin dall’inizio, hanno segnato la campagna elettorale, con atti di violenza contro tutte le forze politiche. L’ultimo episodio risale al 26 maggio quando Elif Dogan Turkmen, seconda principale candidata del Partito repubblicano del popolo turco (Chp), è stata ferita in un attacco a colpi d’arma da fuoco ed è ora ricoverata in ospedale nella provincia meridionale di Adana. Nella stessa città, il 18 maggio scorso, una sede del Partito democratico dei popoli era stata colpita da un’esplosione in cui erano rimaste ferite tre persone.

Si è trattato dell’ennesimo attentato ai danni di un partito politico turco. Sin dall’inizio della campagna elettorale, infatti, Akp, Chp, Hdp e Movimento nazionalista (Mhp), le principali forze politiche in campo, hanno subito degli attacchi. Alcuni sono stati compiuti dal gruppo marxista del Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (Dhkp-c), di altri invece non si conoscono ancora i mandanti. Sono comunque tutti segnali di una situazione che non è destinata a migliorare, soprattutto nel caso in cui il risultato del voto dovesse minare un equilibrio politico già precario.

G. L. -ilmegafono.org