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Villa Papale della Magliana, un tesoro sconosciuto

Villa Papale della Magliana, un tesoro sconosciuto

Salve a tutti!

Oggi vi parliamo di uno dei tanti tesori sconosciuti d’Italia, la villa Papale della Magliana. Si tratta di una villa fortificata che sorge nel tratto finale del Tevere, in direzione della costa e di Fiumicino, a ovest della capitale. Un gioiello che i papi, nei secoli XV e XVI, hanno molto utilizzato come residenza di caccia, facile da raggiungere sia via terra che per via fluviale.

Sisto IV della Rovere, il papa savonese che fondò i Musei Capitolini e donò al popolo romano alcune statue conservate al palazzo Laterano, tra cui la Lupa capitolina, iniziò la costruzione di questa villa nel 1480. Sfortunatamente, la ricca vegetazione che ne caratterizzava il terreno circostante e il molo sul Tevere oggi non esiste più, ma la struttura architettonica fortificata d’origine è ancora praticamente integra.

L’edificio è di forma quadrangolare, cinto da mura con all’interno un’ampia corte con fontana centrale. I papi che, oltre Sisto IV, vi risiedettero e contribuirono alla costruzione e decorazione della struttura, furono Giulio II della Rovere e Leone X de Medici. Tra gli architetti che si suppone si occuparono della sua realizzazione si annoverano i nomi di Bramante e Giuliano da Sangallo. La struttura comprende ovviamente una piccola cappella affrescata su disegno di Raffaello, dipinti oggi staccati e conservati al Louvre, a Narbonne e a Como.

La struttura è giunta un po’ rimaneggiata ai giorni nostri, perché la zona su cui sorge subì, durante il XVII secolo, un progressivo impaludamento a causa del quale non fu più utilizzato dai pontefici come residenza.

Il complesso, oggi proprietà dell’Ordine di Malta, è visitabile iscrivendosi alle visite guidate organizzate dall’associazione “Monsignor Azelio Manzetti”, di cui riporto il link qui di seguito: http://associazionemonsazeliomanzetti.it/

Angelo De Grande -ilmegafono.org

Autore

Angelo De Grande

Sono esperto di architettura rinascimentale in Europa e in particolare ho studiato l'influenza del trattato di Sebastiano Serlio. Lasciato l'ambiente accademico mi dedico alle mie passioni e alla mia famiglia. Amo parlare di arte e provare a farla; carta, tela, foto o video non importa, la passione é la chiave, sempre.

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