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Brasile 2014, finito il mondiale restano i problemi

Brasile 2014, finito il mondiale restano i problemi

Complimenti alla Germania, vincitrice del mondiale dei mondiali “Brasile 2014”. Una Germania che ha fatto sentire lo spread anche in termini sportivi, mostrando come organizzazione, pianificazione e progettualità, se messe in atto e concepite secondo il loro vero significato, danno risultati ben più che soddisfacenti, non solo in ambito calcistico. Adesso che tutto è concluso, mettiamo da parte la grande teatralità di questo evento e diamo spazio all’altra faccia del Brasile, quella fatta di profonda povertà, in cui i diritti civili e i sorrisi lasciano spazio alla criminalità e alla tristezza; questa è l’altra faccia del Brasile, la parte nascosta.

Le proteste, la criminalità insita dietro i grandi appalti e le condizioni pietose degli abitanti delle favelas sono solo alcuni dei grandi problemi che hanno accompagnato non solo le partite del Mondiale, ma soprattutto gli ultimi anni. Perché il Brasile, dopo decenni di ascesa economica che gli hanno consentito di collocarsi al sesto posto della classifica globale, da circa un paio d’anni ha conosciuto un clima di drammatica e preoccupante flessione. Che questa recessione combaci con l’organizzazione dei Mondiali non è assolutamente una coincidenza: per ottemperare ai lavori necessari alla realizzazione dell’evento sono stati sottratti fondi pubblici (ed ecco spiegato il motivo delle numerose proteste a sfavore di Brasile 2014) che, ovviamente, hanno fatto ristagnare la piccola economia, togliendo così liquidità alla popolazione.

Per tali grandi costruzioni, come se non bastasse l’onnipresente criminalità dietro le grandi opere pubbliche, sono state sgomberate numerose favelas, condannando a condizioni ancor peggior i cittadini che, già prima, definire precari risultava un eufemismo. Ciò non ha fatto altro che accrescere il malumore e, di conseguenza, le rappresaglie contro qualunque entità fisica che rappresentasse i mondiali di calcio. Perché, per chi non lo sapesse, il clima non era proprio dei più distesi nei ritiri delle nazionali, adibiti a bunker e sorvegliati costantemente con l’intento di reprimere possibili minacce provenienti dall’esterno.

E adesso al Brasile cosa rimane oltre agli stadi di ultima generazione? Visto l’amore smodato dei brasiliani per il calcio, solo la nazionale carioca avrebbe potuto risollevare il morale della società per un po’, vincendo la competizione, o comunque uscendone a testa alta. E invece, per un popolo già scontento sono arrivati solamente altri schiaffi e due pesanti umiliazioni: prima sette gol presi dalla Germania e poi altri tre dall’Olanda, facendo materializzare così quell’effetto boomerang che solitamente colpisce chi fa il passo più lungo della gamba, camminando peraltro nel buio. Finito (male) lo spettacolo calcistico, rimangono la precarietà, la recessione economica e, peggio ancora, un clima sociale incandescente. Altro che Maracanazo o Mineirazo. E tra due anni ci saranno pure le Olimpiadi di Rio!

Manuele Foti -ilmegafono.org

Autore

Manuele Foti

Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni, diplomato in pianoforte presso il Conservatorio “F.Cilea” di Reggio Calabria, ho studiato chitarra elettrica per molti anni e sono un aspirante compositore. Mi piace etichettarmi musicalmente come un punto di convergenza tra sacro e profano, alla continua ricerca di nuove espressioni sonore all’interno di qualsiasi genere musicale. Redattore al servizio della musica (e non solo) dalla provincia di Reggio Calabria, “a caccia” di talenti emergenti della scena italiana e internazionale.

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