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Immigrazione: OCSE e CNEL bocciano l’Italia

Immigrazione: OCSE e CNEL bocciano l’Italia

Se questa fosse una nazione capace di informarsi e di leggere, di non annoiarsi in mezzo a fogli, righe, inchiostro e dati, probabilmente non avremmo la classe politica che abbiamo, in particolare quella degli ultimi venticinque – trent’anni. Non avremmo la Lega Nord, o meglio, sarebbe un fenomeno ridotto, e non daremmo spazio a Salvini&co., che anzi ci premureremmo di accogliere a sberleffi e pernacchie ogni volta che capitasse l’occasione di incontrarli. Soprattutto reagiremmo con forza alle farneticazioni che provengono dal leader leghista e dai suoi, adesso (purtroppo) impegnati a portare i loro aliti barbari e la loro ignoranza anche in Europa.

Ma l’Italia detesta l’informazione e preferisce produrre menzogne, accompagnandole con insopportabili e ingiustificati piagnistei o con la violenza di un’arretratezza culturale imbarazzante e sadica. Così, mentre dall’altra parte del Mediterraneo i trafficanti di esseri umani continuano a scaricare la loro avida ferocia su masse di disperati e si continua a morire in mare, in Italia ed Europa si prosegue a gestire e ad affrontare il fenomeno nella maniera peggiore, perdendo tempo a dibattere con chi (Salvini) chiede persino il ritorno del reato di clandestinità e dei respingimenti, cioè le due cose che all’Italia sono costate, giustamente, sanzioni dure dall’Unione.

Oppure si mette in discussione l’operazione Mare Nostrum che, comunque, è riuscita a salvare molte vite; o ci si lamenta, come sempre, dell’impossibilità di gestire gli arrivi, dimenticando d’un tratto che qualcuno, in questi anni, per sua esclusiva colpa, ha lucrato sulla disperazione dei migranti, approntando strutture lager al solo scopo di fregare soldi, all’italiana. La conseguenza è sempre la stessa: si reagisce da irresponsabili, facendo ricadere il peso della propria incapacità sulle vittime, su esseri umani in fuga da guerra, violenza, miseria. Senza mai ragionare sulle opportunità che, per un Paese vecchio e stagnante come il nostro, l’approdo di questa umanità in cammino comporta.

Non pretendo che si usi il cuore, ma che si valuti quantomeno l’importanza economica di una giusta e civile accoglienza. Invece nemmeno questo si fa in Italia. Si preferisce andare di pancia, chiudersi per paura che qualcuno possa toglierci la nostra “roba”, come vecchi avari al limite disposti a elargire, ogni tanto, qualche prestito, ma ovviamente a usura. Allora, accade che si ignorino i risultati, mostrati da un istituto statale credibile e imparziale quale è il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), relativi a una ricerca, dal titolo “L’integrazione degli immigrati e dei loro figli in Italia”, curata dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Lo studio mostra come l’Italia sia palesemente indietro nel riconoscimento di tutti quei diritti necessari a promuovere integrazione, che produrrebbe un vantaggio sia per i migranti che per l’economia del Paese. Un Paese nel quale, come dice l’Ocse, è cresciuta maggiormente la popolazione immigrata regolare: 4,5 milioni di persone, che costituiscono l’11% della popolazione in età lavorativa (15-64 anni). Tale presenza cospicua di migranti, che svolgono per la gran parte lavori (anche con importanti risvolti sociali, vedi la collaborazione domestica e l’assistenza a infermi e anziani) che gli italiani hanno abbandonato, risulta essenziale per l’economia italiana.

Il problema è che l’Italia gestisce questa grande ricchezza nella maniera peggiore, strozzandola con un sistema pessimo e crudele di rilascio dei permessi, con ostacoli durissimi al riconoscimento della cittadinanza anche per chi in Italia ci nasce e ci cresce. In pratica, alcuni dei problemi che Ong, associazioni, parrocchie e tutti coloro che, in questi anni, sono stati a fianco dei migranti hanno sollevato, chiedendo ai diversi governi di intervenire, cancellando le leggi vergogna e dotando l’Italia di una legislazione che riconoscesse diritti e semplificasse la partecipazione attiva dei cittadini di origine straniera alla vita della società italiana, combattendo le diffuse (lo conferma l’Ocse) forme di sfruttamento presenti in tutto il Paese e prevedendo meccanismi di tutela e di educazione linguistica (specialmente per i minori) oltre che normativa. 

I diritti costituzionalmente garantiti non vengono mai spiegati al momento dell’approdo, così come nessuno si occupa di attivare, da subito, programmi di formazione linguistica orientata all’inserimento scolastico e al mondo del lavoro. Ecco perché, a margine della ricerca Ocse, il CNEL ha aggiunto delle importanti considerazioni, suggerendo l’assunzione di “scelte decisive di politica nazionale per dare senso e forza alle politiche territoriali per l’integrazione, da un nuovo diritto di cittadinanza con uno ius soli temperato (iniziando dai giovani nati in Italia e comunque con la formazione di base nel nostro Paese) al riconoscimento del voto amministrativo”.

Insomma, al di là delle lamentele nei confronti dell’UE (a cui si può al massimo chiedere di cooperare nelle operazioni di salvataggio e nella creazione di corridoi umanitari o di rivedere il regolamento di Dublino, con l’adozione del permesso di soggiorno europeo che permetta a un migrante di chiedere asilo in un Paese diverso da quello di arrivo), la realtà, di cui la ricerca Ocse non è che una conferma, è che l’Italia è assolutamente da bocciare (e per sua esclusiva responsabilità) nella gestione del fenomeno migratorio. Un fenomeno vissuto solo come “problema” o “minaccia” ma, soprattutto, come enorme “business”, come una cassa continua da depredare e razziare, in nome di un profitto squallido e spesso illecito da realizzare in fretta sulle spalle di gente disperata. Ma su quest’ultimo aspetto, ovviamente, gli italiani “brava gente” preferiscono sorvolare, che non sia mai ci si senta costretti a guardarsi allo specchio.

Massimiliano Perna –ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l’umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l’inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

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