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Lavoro: cosa non cambia con il governo Renzi

Lavoro: cosa non cambia con il governo Renzi

Per la riforma del lavoro (Job Act) annunciata dal neopresidente del Consiglio, Matteo Renzi, ci vorrà ancora molto tempo, anche se i punti nodali del nuovo atto normativo sono già stati resi noti dal governo. Mercoledì scorso, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega che dovrà essere convertito in legge dal parlamento, stabilendo però l’immediata applicazione di alcune misure per “semplificare” l’ingresso nel mondo del lavoro. Se, quindi, per la riforma degli ammortizzatori sociali e l’assegno universale di disoccupazione proposti da Renzi bisognerà aspettare, non sarà necessario invece farlo per un altro provvedimento subito criticato dai sindacati.

La misura incriminata è quella che prevede la possibilità per le aziende di stipulare contratti a termine senza causale per tre anni. Fino ad ora le imprese potevano assumere a tempo determinato fino a un anno e avevano l’obbligo di motivare tali forme di impiego, per ragioni tecniche, organizzative e sostitutive. La leader della Cgil, Susanna Camusso, ha subito condannato la nuova disposizione, avvertendo che creerà ulteriore flessibilità e precarietà.

“Si è fatto esattamente l’opposto di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un’altra forma di precarietà, ora una persona può essere assunta e licenziata per tre anni senza alcuna ragione e senza alcuna causa”, ha detto la Camusso. Il decreto legge di Renzi, che entrerà subito in vigore, conferma anche il limite del 20% di contratti a termine che ciascun datore di lavoro può stipulare rispetto al proprio organico complessivo, tenuta ferma la possibilità di modificare il limite con una trattativa interna che tenga conto delle esigenze “connesse alle sostituzioni e alla stagionalità”. “Se questo contratto sostituisse tutte le forme di contratti precari, sancirebbe il fatto che non ci sarebbe nessuna regola e non mi pare una buona soluzione”, ha aggiunto la Camusso.

Anche il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha criticato l’estensione della durata del contratto a termine. “Il contratto a termine non mi convince perché vedo in realtà un allargamento della precarietà”, ha detto Landini, secondo il quale il decreto approvato è “diverso dalle proposte iniziali che erano state fatte in cui si parlava di un contratto unico a tempo indeterminato”.  Per Landini, come per la Camusso, le misure pensate dall’esecutivo non sono la soluzione migliore per far ripartire l’occupazione.  Il vero problema però è che i contratti a termine, già ora, vengono fatti per periodi molto brevi, nella maggior parte dei casi per periodi che non superano un anno.

L’estensione del limite introdotta da Renzi non produce quindi alcun cambiamento in senso positivo e forse, come sostengono i sindacati, rischia anche di legittimare un allargamento della precarietà. Il governo dell’ex sindaco di Firenze ha annunciato però anche un riordino delle forme contrattuali, con l’obiettivo di arrivare a un numero limitato di tipologie che prevedano “tutele crescenti” per i lavoratori, e allo stesso tempo ha previsto l’introduzione, “eventualmente in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato”.

Per una riforma del mercato del lavoro, in Italia, in ogni caso, non basta modificare le normative. Bisogna saperle attuare e soprattutto farle rispettare, in particolare per le fasce di lavoratori più giovani e per quelle meno tutelate, come gli stranieri. Perché questo sia possibile, però, sarebbe opportuno rafforzare i controlli e le ispezioni “non annunciate”, per evitare l’uso di forme contrattuali aberranti, come false collaborazioni occasionali, false partite Iva, cocopro e associati in partecipazione. Una delle reali piaghe del mercato del lavoro italiano è infatti quello che viene definito il sommerso, che non riguarda solo il lavoro nero, ma anche il ricorso a tipologie contrattuali irregolari e il mancato rispetto da parte delle aziende dei termini previsti nei contratti, anche in quelli con maggiori tutele e a tempo indeterminato.

Giorgia Lamaro -ilmegafono.org

Autore

Giorgia Lamaro

Sono una giornalista professionista che continua a sognare, anche a 40 anni. Uno dei miei sogni è che mio figlio cresca libero e indipendente in un paese che gli possa garantire un futuro. Anche per questo collaboro con il Megafono, ormai da quasi dieci anni. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 2003 dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e un Master in relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Bologna. Fin dai primi anni d’università mi sono interessata ai temi della cooperazione internazionale e della multiculturalità. Attualmente vivo a Roma e lavoro per un’agenzia di stampa nel settore esteri.

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