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La legge di stabilità di un Paese che precipita

Arriva la legge di stabilità, una volta si chiamava legge finanziaria. Si parla di finanziamento all’Università, alla Cassa integrazione, Service Tax, colpi al cerchio e alle botti. Manco a dirlo che subito si sprecano i commenti e le ipotesi di miglioramento già in seno al governo. Hanno, come sempre, tutti ragione dal loro punto di vista. L’unico che ha sempre più ragione di tutti è B., che nel frattempo riceve i ministri, giusto così, per confermare le voci che fosse sparito. Chissà perché un pregiudicato deve ricevere uno o più ministri; rimane uno dei tanti misteri della fede nella repubblica. Ad ogni modo, la fibrillazione per un testo appena approntato è palpabile. Ci esaltiamo facilmente, viene da pensare, nonostante la lontananza dai mondiali.

Nella massa, è interessante il commento pacato e intelligente del giornalista economico Federico Fubini (leggi qui), che vola basso e sul concreto mettendo in guardia da cosa ne penseranno in Europa della manovra (-etta o -ina a seconda dei gusti). A quanto pare, però, molti concordano sul fatto che grosse novità in termini di ripresa non ci sono, almeno per il borsello dei cittadini. Pinuccio (guarda il video) ironizza sul probabile aumento di 14 euro in busta paga (in realtà, secondo la Cgia di Mestre da 3 a 14 euro).

Mentre noi ci preoccupiamo del centesimo non si fa nulla a livello europeo per eliminare il problema di una Unione Europea fondata sul rapporto tra debitori e creditori. Senz’altro si tratta di timidi rattoppi. La maggioranza prigioniera dei suoi stessi inciuci e dei suoi stessi equilibri non può avere la forza per andare avanti. Certo, mancano i soldi, ma anche il coraggio. Ma le larghe intese servono solo a tirare avanti (prima o poi lo capirà anche Napolitano), senza una direzione, a passi corti, timidi, impauriti, conquistati a colpi di dichiarazione. Per di più il cammino non è detto che sia in avanti.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, non avessimo a preoccuparci troppo. C’era anche da aspettarselo con un governo senza programma, senza idee, a parte qualcuna pseudo giudiziale e molti affari interni da sistemare. Forse l’apice (in basso) lo tocchiamo adesso, insomma “più in basso di così c’è solo da scavare”.

L’autocommiserazione una volta di più non aiuta affatto in queste situazioni. Le crisi sono pur sempre occasioni per ripartire o rilanciarsi. Se il governo non lo fa lo devono fare i cittadini. Con una partecipazione ancora più marcata, seppur difficile nel contesto desolante. Cantare la fine non è certo la migliore occupazione del mondo.

Penna Bianca  –ilmegafono.org

Autore

Penna Bianca

Collaboro con Il Megafono.org dalla sua creazione. Settentrionale d’adozione ma con lo spirito del Bianciardi, gucciniano convinto, ascoltatore di musica ma non praticante, opinionista quasi per caso provo a guardare il mondo con lo spirito critico e l’irriverenza che mi hanno insegnato i miei natali.

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