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“Mi dimetto per colpa dello Stato”: così l’onestà perde in Calabria

Quando un problema persiste a lungo tempo e le uniche soluzioni possibili appaiono inutili e inefficienti, alla fine il risultato che ne esce fuori è quello di una sconfitta, una tremenda sconfitta colma di delusione, amarezza e rabbia. Questo è quel che avrà provato Rosario Rocca, sindaco di Benestare (RC), dopo aver denunciato l’ennesima intimidazione mafiosa subita nell’ultimo anno e mezzo. Questa volta, come avvertimento, i mandanti del vile atto hanno pensato di bruciare la macchina del sindaco e di fare altrettanto, fallendo questa volta grazie al tempestivo arrivo delle forze dell’ordine, con alcuni mezzi comunali. Insomma, nel piccolo paesino alle pendici dell’Aspromonte si respira tutta un’altra aria e non è certo delle migliori.

In seguito alla nuova intimidazione, Rocca ha deciso di gettare la spugna, di mollare tutto e lasciare un paese che, già all’interno di un contesto difficile quale è la Calabria (e la Locride in particolare), rischia ora di cadere definitivamente nelle mani della ’ndrangheta. Nel compiere la sua scelta, il giovane sindaco ha scritto una lettera alle più alte cariche dello Stato e a quelle comunali e provinciali e l’ha pubblicata poi su Facebook, rendendo così alla portata di tutti le dimissioni rassegnate “con estremo dolore e rammarico”. Dimissioni, queste, che sono il frutto, come già detto, di un sistema di minacce volte a scalfire la forza e l’onestà del sindaco e di chi, insieme a lui, ha creduto nella legalità pur vivendo in un ambiente difficile.

Già da tempo, infatti, i mandanti delle intimidazioni avevano preso di mira non solo la giunta comunale, ma l’intera comunità: dapprima era stata data alle fiamme l’auto del parroco del paese; poi quella della sorella del sindaco e infine, in seguito all’incendio di un mezzo comunale, quella del sindaco stesso. Insomma, un tour de force che non ha risparmiato praticamente nessuno e che per tale ragione assume un significato ancor più rilevante, poiché la colpa maggiore di chi mette in pratica certi atti non è tanto quella del realizzarli, quanto il voler distruggere la sicurezza di un’intera comunità. È questo, insomma, il male maggiore degli avvenimenti di tal genere.

A pagarne le spese non è soltanto il sindaco, ma il paese di Benestare e i suoi cittadini. E per fortuna, in un caso difficile come questo, la cittadinanza si è riunita attorno al sindaco e ha organizzato una fiaccolata proprio a dimostrazione del fatto che Benestare c’è e non vuole morire. Chi, invece, non c’è e ha finto di non vedere è ancora una volta lo Stato. Quello Stato che Rocca ha definito, nella propria lettera, “sordo e assenteista” e che gli ha impedito di “rappresentare dignitosamente” gli elettori dopo “anni di resistenza isolata (e inascoltata) al malaffare, alla criminalità e alla burocrazia autoreferenziale”.

Ecco perché suonano nemmeno poi così sincere le parole di vicinanza e affetto rivolte al sindaco da parte di diverse cariche politiche in seguito all’attentato della settimana scorsa. Da Nichi Vendola, il quale ha scritto sul proprio profilo Twitter “tutto il nostro sostegno alla tua e nostra battaglia di civiltà e libertà” (perché, poi, attribuirsi meriti non propri nel caso specifico?), al viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, che in una telefonata col Primo cittadino di Benestare lo ha rassicurato affermando che “lo Stato c’è e ci sarà”.

No, non è di tutto ciò che Rocca e i cittadini del paesino calabrese hanno bisogno. Non saranno le parole (digitali o meno) a rassicurare un sindaco sfiduciato e impaurito, a risollevare una comunità e un territorio che si trovano sotto l’oppressione della criminalità organizzata. Una comunità che, stando alle parole rilasciate in un’intervista dallo stesso sindaco, non ha “infrastrutture” e nella quale “la viabilità è pessima e i tassi di disoccupazione giovanile sono fra i più alti in Italia”. A cosa servono una telefonata o un messaggio virtuale, quando i progetti per un futuro migliore vengono mandati in fumo, in pochi minuti, dalle fiamme e dall’onnipresenza mafiosa?

Giovambattista Dato -ilmegafono.org

Autore

Giovanni Dato

Nato a Catania, sono laureato in Lingue e Letterature Straniere e vivo a Londra dal 2014. Batterista, amante della musica e di ogni altra forma d’arte, mi occupo di Legalità dal 2008, passione che è nata e cresciuta dagli insegnamenti di grandi uomini come Falcone e Borsellino.

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