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Smart city, come vivere meglio nelle metropoli

Vivere in una metropoli non è necessariamente una full-immersion nello smog e nel caos cittadino. Esistono alcune realtà a misura d’ambiente e a impatto ridotto che rendono la vita cittadina molto meno stressante e decisamente più pulita e sostenibile. Si tratta delle “smart cities”, le città intelligenti, esperienza consolidata negli Stati Uniti e nei quartieri ecologici di Berlino ed Amsterdam. La formula è semplice e ormai nota ad ambientalisti e non, sintomo di una sempre più radicata coscienza green. Social housing, bike sharing, scambi energetici da un’abitazione all’altra, pannelli fotovoltaici e raccolta differenziata sono i fattori che rendono una città smart e vivibile.

Considerati singolarmente, non è difficile trovarli anche nelle città italiane, che tuttavia stentano a costituire quartieri e centri abitati nei quali poter usufruire di tutti questi servizi green. Se, dunque, in Italia, è solo un ambizioso progetto, in altri paesi del mondo già si vive e lavora nelle città smart. Ne è un esempio il Brasile, con Curitiba, mentre anche la Cina muove i primi, sorprendenti passi nel mondo rinnovabile; stessa cosa accade negli Emirati Arabi. Le tecnologie a impatto zero, tuttavia, non bastano da sole a costruire un avvenire eco-sostenibile.

Gli esperti sostengono che la principale fonte energetica per le smart cities è proprio la coscienza civile del cittadino, perché “non può esistere una smart city con una cittadinanza stupida”, come sostiene Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente. Il concetto di abitare va oltre le quattro mura domestiche, per intenderci

La smart city non deve essere necessariamente una città avveniristica ed ipermoderna: basterebbero alcuni importanti accorgimenti nei centri storici per vivere meglio, come la ricostruzione interna delle mura senza sprecare ed edificare su altri suoli, integrando aree verdi. Investire in una città smart sarebbe vantaggioso anche dal punto di vista economico. Un’indagine condotta dallo studio Ambrosetti rivela che un investimento pari a 22 miliardi di euro sulle città intelligenti entro il 2030 potrebbe produrre introiti dai 128 ai 160 miliardi. Anche le cifre, pertanto, indicano la strada giusta. Ecco perché, forse. è il caso di seguirla.

Laura Olivazzi -ilmegafono.org

Autore

Laura Olivazzi

Vivo tra i Millennials con il sogno della Dolce Vita, cresciuta all’ombra del Vesuvio con carta, penna e smartphone sempre a portata di mano. Giornalista, appassionata di media, cultura pop e tante altre cose, scrivo per il Megafono dal 2006.

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