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Al Senato qualcuno gioca con i diritti delle donne

Tra satira e vignette dal sapore maschilista, tra la stizza (stavolta comprensibile) della Fornero e la replica non troppo convincente di Norma Rangeri, si inserisce un fatto serio, che della satira non ha né le formule né lo stile. Un fatto gravissimo, che ha i tratti pesanti e il tono greve dell’irresponsabilità di chi, in questa sgangherata Italia, è pagato per fare il bene dei cittadini. È la storia di una mattina di settembre, un giorno feriale, durante il quale i comuni mortali (almeno quelli fortunati che ne hanno la possibilità) lavorano per campare, per portare avanti i propri progetti di vita. Una storia che si svolge dentro un luogo eletto (in ogni senso), dove si dovrebbe lavorare ancor di più, soprattutto se si devono prendere decisioni importanti in relazione ad un tema fondamentale e urgente come la violenza sulle donne. Quel luogo è il Senato della Repubblica, il cuore di uno Stato che non tutela le donne, rattrappito da una concezione profondamente maschilista su cui scivolano in tanti, anche chi, come Vauro, di solito maschilista non è.

Una questione di modelli, di comportamenti e, soprattutto di linguaggi. Una storia di superiorità presunte su culture misogine come quelle di alcune aree del mondo islamico; superiorità fasulle che si frantumano dentro il silenzio doloroso e tagliente di violenze domestiche, di stupri mascherati da facce imbiancate di morale artificiosa, sorrisi di circostanza, meschini perbenismi di facciata. Una agghiacciante e violenta consuetudine che è un dramma nazionale, contro cui da anni si chiede, ad un legislatore che rimane indifferente, di intervenire. Lo fanno le donne e le associazioni che tutelano le vittime di questa violenza privata dal risvolto pubblico. Anni di lotte, rivendicazioni, denunce, tentativi di forzare una resistenza appiccicosa, viscida, umida come la coscienza di un nugolo di arroganti e flaccidi puttanieri che, nel buio delle loro stanze dorate e festaiole, si beano della loro depravazione di potenti, ergendosi poi a pubblici moralizzatori, senza però rinunciare a qualche battuta o a qualche azione di stampo marcatamente sessista. Lo fanno con il sorriso sulle labbra, ricaricati a molla dalle risate grossolane di un popolo che minimizza, riduce al rango di battuta ciò che andrebbe invece considerato e sanzionato come una volgarità esecrabile e discriminatoria.

C’è un momento, però, in cui la superficialità e lo scherzo non possono essere consentiti in alcuna forma: è il momento delle decisioni, del lavoro a tutela dei cittadini e, in questo caso, delle cittadine. È sempre quella storia di una mattina di settembre, quando al Senato è prevista la discussione riguardante le mozioni sulla violenza sulle donne. Il presidente di turno, Domenico Nania (ex An ora in forza al Pdl), non c’è. La sua assenza sarà spiegata con un ritardo dell’aereo che da Catania doveva condurlo a Roma. La vicepresidente del Senato, Rosy Mauro (proprio lei, la lady Lega che ha inguaiato Bossi), supplisce e conduce i lavori per un po’, ma poi va via, in direzione Fiumicino, verso un aereo che non poteva perdere. Per mezz’ora il caos, con le proteste della capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro. L’arrivo del presidente del Senato, Schifani, permette di riprendere i lavori, ma la polemica non si placa.

Giustamente, perché è inammissibile che un presidente di turno non si trovi in loco il giorno (o meglio ancora il giorno prima) di una discussione su un tema così importante. Altrettanto inammissibile è che la vicepresidente del Senato, donna, metta un impegno personale e il rischio di perdere un aereo (che tra l’altro nemmeno paga) davanti ad una questione fondamentale per un Paese in cui la violenza sulle donne è un male che attacca gli organi vitali della convivenza civile, del buon vivere e della crescita culturale e sociale. Un male che devasta l’animo di migliaia di persone, costrette a lottare ogni giorno, spesso in una solitudine avvilente, senza la speranza di trovare appiglio in una legislazione adeguata, che metta al centro i diritti e le tutele e garantisca certezza della pena. Anche questa volta, l’ennesima, su questo argomento il parlamento ha dato il cattivo esempio, mostrando, al di là delle infantili ed inaccettabili giustificazioni, una assoluta mancanza di sensibilità, pudore e rispetto. Chissà, forse li hanno imbarcati su un aereo partito per qualche destinazione lontana.

Massimiliano Perna –ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l'umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l'inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

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