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L’originale malinconia dei Non voglio che Clara

Torniamo questo settembre proponendo ancora un po di musica d’autore. Questa settimana si tratta dei Non voglio che Clara. Gruppo veneto venuto su tra i dintorni di Belluno. Della loro musica fatta di pianoforte, chitarre acustiche e archi, ci piace il gusto melodico ma triste. Una melanconia non fine a se stessa. Una continua ninna nanna per le nostre malinconie. Perché come cantava Carboni “La malinconia la puoi stringere in silenzio”. Quel sentimento strettamente personale che a tanti di noi piace “cullare” e gustare in solitudine.

I Non voglio che Clara ci offrono una musica che ripercorre la storia della musica nostrana, quella leopardiana anni ’70, quella su cui le coppie si abbracciavano alla feste della scuola. Ma non pensate che sia roba da scaffali polverosi solo per intenditori e nostalgici di un mondo lontano. Non è musica per chi rimpiange i propri capelli ricci o i pantaloni a zampa di elefante. Nel loro ultimo cd, “Dei cani”, cantano infatti canzoni per generazioni attuali. O meglio sono i testi a essere sempre attuali.

Storie d’amore finite o sul procinto di concludersi, come in Il tuo carattere e il mio, dove cantano: “Quella tristezza che torna a riempire la calma di tutte le sere, ma ti ricordo una volta di più che una volta tu avevi un cuore”. Rumori in sottofondo, rumori di quotidianità in una casa come tante per una storia come tante. E poi ancora in Gli amori di gioventù: “E mi chiedevo se vale o se è come barare, un vecchio amore per non invecchiare. E mi chiedevo se è uguale se ho baciato te o un’altra. se era questa vita o un’altra”. Anche la costruzione delle rime richiama un modo di fare canzoni di altri tempi.

Tempi forse in cui le emozioni passavano meglio attraverso le note. Tempi in cui la voce e la chitarra erano abbastanza per innamorarsi. Ma, come abbiamo detto, questa non è musica per “vecchi”. In Estate qualcuno resta solo senza appigli come se il mondo gli si rivoltasse contro. E il cane che abbandona al canile sembra sorridere beffardo dietro la rete a cui lo lascia, consapevole: “A luglio diedi il cane ad un canile in cambio di una libertà maggiore e ad agosto, fra botte e sassaiole, per via della rivolta sindacale, restai solo, senza cane e lavoro, restai solo con in bocca un gusto amaro”.

Unico difetto di questo gruppo è forse il loro essere un po’ monotematici. Di certo apprezziamo il loro aver trovato uno stile distinguibile e piacevole, che si inserisce nel panorama italiano come qualcosa di musicalmente originale e diverso. Di cross-over bands in giro per il mondo ce n’è sin troppe.

Penna Bianca –ilmegafono.org

Autore

Penna Bianca

Collaboro con Il Megafono.org dalla sua creazione. Settentrionale d'adozione ma con lo spirito del Bianciardi, gucciniano convinto, ascoltatore di musica ma non praticante, opinionista quasi per caso provo a guardare il mondo con lo spirito critico e l'irriverenza che mi hanno insegnato i miei natali.

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