Artisti, politici, giornalisti, blogger, imprenditori e giuristi di tutta l′Italia hanno partecipato martedì sera a Roma alla “Notte della rete”, l′evento organizzato contro la delibera dell′Agcom in materia di diritto d′autore sul web. Tutti indossavano il bavaglio bianco simbolo della censura e la loro protesta è stata ascoltata. La delibera 668/2010 contro la pirateria informatica avrebbe permesso infatti, con una semplice decisione dell′Autorità per le comunicazioni, di bloccare e “spegnere” migliaia di link e siti ritenuti lesivi del diritto d′autore. Nel caso di una violazione riscontrata dall′Authority, il gestore del sito sotto osservazione avrebbe avuto 48 ore di tempo per rimuovere il contenuto.

Una delle più importanti fonti di informazione libera e incondizionata, forse la più importante, la rete Internet, avrebbe subito un colpo gravissimo e con essa tutti coloro che credono nell′obiettività e nell′indipendenza del giornalismo e nella libera espressione dell′essere umano. L′Agcom, tuttavia, ha deciso di fare marcia indietro, rinunciando al testo precedente della delibera ed elaborandone uno nuovo che, nei prossimi sessanta giorni, dovrà essere sottoposto, come l′altro, ad una consultazione pubblica. La decisione dell′Agcom è arrivata mercoledì, all′indomani della protesta ed è stata una sorpresa e una “piccola”, seppure non definitiva, fondamentale vittoria. La notte della rete è andata in onda sul web in diretta streaming, su 100 siti, tra blog e testate giornalistiche.

Nel giro di mezz′ora oltre 15 mila persone si sono collegate al sito della manifestazione e 18 mila cittadini hanno firmato la petizione per chiedere all′Agcom di fermare la delibera. Ancora una volta la protesta pacifica, ma determinata, dal basso, ha dimostrato di poter cambiare le cose. È necessario però che il dissenso continui. La nuova delibera, infatti, dopo le critiche che hanno anche portato alle dimissioni del relatore del testo, Gianluigi Magri, non impedisce ancora all′Agcom di oscurare un sito in caso di violazione del copyright. Ora il gestore del sito ha quattro giorni di tempo per verificare la fondatezza delle accuse e può fare ricorso all′autorità giudiziaria se lo ritiene necessario. Come ha spiegato il Garante, “la procedura dinanzi all′Autorità è alternativa e non sostituiva della via giudiziaria”, come del resto prevede anche la nostra Costituzione.

Nella nuova delibera, pertanto, non si sospende la possibilità di oscurare un sito, ma la si rende solo più difficile. Non dimentichiamoci, per altro, che un piccolo utente della rete che vede cancellato il suo contributo difficilmente ricorrerà ad un avvocato, conoscendo i costi e i tempi della giustizia italiana. È fondamentale quindi che la protesta continui e che i cittadini, gli internauti, sappiano cosa significhi ricorrere a misure radicali e poco democratiche contro la pirateria informatica. Significa “imbavagliare” l′informazione indipendente, libera, obiettiva e autentica, in un paese, come il nostro, dove altre fonti di notizie, televisione e carta stampata, sono inquinate dalla politica.

G.L. – ilmegafono.org