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Gli eroi, i vermi, i complici

Anche i vermi ogni tanto si affacciano in superficie, uscendo per un istante fuori dall’umido molle della terra in cui vivono nascosti. E a volte può accadere che tu riesca a vederli e a rimanere immobile, stordito davanti al loro improvviso “coraggio”. A Manduria, vicino Taranto, i vermi hanno i baffi e la pancia piena, ma hanno anche le sembianze umane di cittadini, che sembrano riscoprire all’improvviso la propria audacia, il proprio “senso civico”, l’amore per la “legalità”. Peccato che lo facciano a modo loro e solo quando legalità, senso civico e audacia non c’entrano assolutamente nulla. Una vergogna, quella a cui si assiste nei pressi della tendopoli di Manduria, in quel Cai (Centro accoglienza ed identificazione, sigla che legalmente non vuol dire nulla) dove sono trattenuti centinaia di migranti tunisini trasferiti lì da Lampedusa. Una vergogna che la tv pugliese Telerama è riuscita a testimoniare: a Manduria è in atto una ignobile caccia al tunisino.

Cittadini che si autoproclamano giustizieri inseguono e stanano i giovani migranti che fuggono dal centro, stanchi di essere trattenuti lì in condizioni precarie, desiderosi di proseguire nel loro cammino verso il futuro, un futuro che hanno saputo scegliere reagendo contro un regime mascherato (agli occhi ipocriti degli occidentali) da democrazia. Ragazzi che hanno avuto il coraggio civile di prendere in mano la propria storia, di cambiarla, di spingersi verso altri lidi per poter costruire la propria vita. Ma non avevano fatto i conti con l’Italia, quella nazione così vicina e allo stesso tempo così distante, crudele, spietata, animata da logiche xenofobe e razziste che nessuno ha mai il coraggio di ammettere, nemmeno chi con le spranghe, a Rosarno, picchiava i lavoratori che avevano “osato” ribellarsi alla ‘ndrangheta e agli sfruttatori. Giovani tunisini, eroi di civiltà, esempio di rispetto, perché non reagiscono ai soprusi e al trattamento disumano che lo Stato italiano riserva loro.

Trattati come pacchi, come bestiame, etichettati sbrigativamente con il termine clandestini, quando clandestini non vuol dire nulla, perché questi ragazzi non hanno nascosto nulla, si sono mostrati al mondo, non sono fantasmi, spettri spuntati all’improvviso dall’oscurità, bensì uomini, esseri umani che profumano di dignità, che guardano la luce laddove ognuno di noi, italiani dalla barba liscia e il dopobarba di marca, non sarebbe stato capace di vedere altro che il buio più profondo. I migranti di Tunisi, protagonisti ed iniziatori della Rivoluzione dei Gelsomini che sta liberando l’Africa del Nord e che si sta propagando fino in Medio Oriente, dovevamo attenderli: sono eroi che hanno annunciato negli anni la loro visita, il loro approdo, dato che la loro sofferenza, come quella di altri popoli africani, porta le cicatrici di ferite che anche il nostro Paese ha contribuito a infliggere, collaborando con i carnefici, difendendo questi ultimi con il silenzio complice, in nome di affari lauti e di convenienze geopolitiche.

Questi giovani eroi adesso si trovano a doversi difendere dai vermi, sì, vermi che spuntano da ogni angolo a bloccare la loro stanca fuga. Uomini grassi, sudici, il cui tanfo lo si può sentire e immaginare già guardandoli in video, come se trapanasse lo schermo e si infilasse dritto nelle nostre narici. Urlano i vermi, strepitano, insultano e, accertatisi che i “catturati” siano persone miti e affaticate che non hanno alcuna voglia di reagire o di avere problemi, perfino li colpiscono, anche davanti alle forze dell’ordine che osservano e, timidamente, intervengono per evitare che si oltrepassi la misura. Ma la misura è già stracolma, perché ad un certo punto, con i tuoi occhi vedi come in realtà le forze dell’ordine non siano solo spettatori, ma complici di quella gentaglia che ha deciso di fare da sé e di improvvisarsi cowboy o sceriffo, non per combattere i criminali e gli assaltatori della diligenza, ma per perseguitare dei poveri cristi. Proprio così, a Manduria la polizia e i carabinieri, i funzionari, il questore sono tutti complici di gravissime violazioni dei diritti umani.

Le immagini di Telerama lo dimostrano e nessuno può smentire ciò che abbiamo visto e che potrete vedere anche voi alla fine del video che pubblicheremo in fondo a questo articolo: alcuni cittadini di Manduria hanno organizzato una ronda illegale con l’avvallo tacito della questura. Così, nel 2011, in un Paese che continua a definirsi (a sproposito) civile, è possibile vedere un questore (nello specifico quello di Taranto, Enzo Mangili) e dei funzionari di polizia assistere all’arrivo, nel campo che ospita i profughi, di un furgone bianco (per di più senza finestrini e prese d’aria) guidato da un cittadino, da cui vengono fatti scendere una decina di tunisini fuggiaschi, appena “catturati” e riportati nella tendopoli. Lo Stato è lì ma è come se non ci fosse: guarda, in silenzio, anzi no, un funzionario di polizia, sotto gli occhi del questore, parla con uno dei cowboys di Manduria, che ha appena comunicato ai compari di brigata di “andare a prenderne altri”, e gli dà l’ok invitandolo a non alzare le mani, a non perdere la calma durante le “operazioni di cattura”, o meglio di “rastrellamento”.

E i vermi, legittimati dalla sporcizia che incrosta le pareti e le scrivanie di molti uffici ed istituzioni, nonché le coscienze di molti uomini dello Stato, si sentono ancora più forti e allungano il proprio corpo viscido, ubriacandosi di potere, esprimendo questa ebbrezza con la postura tronfia, la camminata da bullo e le urla in faccia a giovani che non possono reagire, se non con qualche timida protesta. Inseguono degli eroi, come fossero prede di una battuta di caccia senza regole, non sopportano che possano andare via, magari riuscire a salire su un treno per il nord e magari attraversare la frontiera per trovare contesti meno razzisti. I vermi diventano bracconieri dell’umanità, assassini della libertà.

Una vita trascorsa con la schiena curva davanti a delinquenti, bulletti, piccoli notabili di zona, una vita a cambiare i propri calzoni sporcati dalla paura, dall’assenza di dignità, dalla totale mancanza di tracce di umanità, una vita passata a cercare di nascondere il fetore della propria coscienza lercia: d’un tratto l’occasione di riscattarsi e di farlo a danno di giovani migranti che non hanno la possibilità di ribellarsi senza rischiare il linciaggio o l’arresto e il rimpatrio, perché, probabilmente, sanno che la polizia appoggia questi vermi, lascia che gli striscino addosso, con il loro muco appiccicoso che si incolla sulle loro vite e sulle loro speranze.

Eppure, prima o poi, questi eroi che hanno deciso di non subire più nel loro paese, finiranno col reagire anche qui contro chi li umilia, maltratta, contro chi usa una posizione di momentanea supremazia per sentirsi più forte. Perché è una legge della natura: i vermi prima o poi ritornano sotto il ventre molle della terra, nell’umidità della loro esistenza misera. In superficie, però rimarranno i segni della loro sporcizia. E soprattutto il tanfo dei loro complici impuniti.

Il video della vergogna di Manduria

Massimiliano Perna –ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l’umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l’inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

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